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Infrastrutture E-car: l’Italia è sesta

Uno studio colloca il nostro Paese a ridosso della top-5 mondiale, dietro a Stati grandi per dimensione (Stati Uniti) o per avanzate politiche di sostegno all’elettrico (Germania, Regno Unito, Olanda, Norvegia)

di Leonardo Vacca

Poche auto, molti punti di ricarica. Mentre si attendono i dati sulle immatricolazioni al secondo semestre del 2019 (nel primo, solo lo 0,2% di nuove auto era elettrico), il nostro Paese ottiene un buon posizionamento nella classifica stilata dal portale Comparethemarket, che ha condotto un’analisi sulle infrastrutture per le auto elettriche.

L’Italia è subito dietro al gruppetto dei cinque Paesi mondiali considerati tra i più virtuosi in assoluto. Dagli Stati Uniti alla Norvegia passando per Regno Unito, Olanda e Germania. E precede Stati sulla carta considerati più avanzati nella diffusione della tecnologia in favore delle e-car. Andiamo meglio di Canada (settimo), Svezia (ottava), Francia, Spagna, Giappone (dodicesimo).

I numeri delle infrastrutture

Grazie ai numerosi punti di ricarica presenti sul territorio nazionale, l’Italia riesce a ben posizionarsi: sono oltre 7 mila, distribuiti in 3.513 stazioni. Gli Stati Uniti, che guidano la classifica, hanno poco più di 29 mila punti di ricarica (e oltre 17.500 stazioni). Grazie soprattutto alla presenza del marchio Tesla, che ha anche contribuito alla crescita delle vendite sull’elettrico.

Oltre gli Stati Uniti, ne esce molto bene l’Europa. Otto dei primi dieci Paesi sono nel Vecchio Continente, con l’Olanda che è prima per stazioni di ricarica per abitante (una ogni 2.100 abitanti) e per punti di ricarica in rapporto alla popolazione (uno ogni 507). Ed è seguita da Norvegia e Svezia.

L’Italia, nel caso delle stazioni pro capite, esce dalla top10 (è undicesima con una stazione ogni 16.878 abitanti). Lo stesso vale per gli Stati Uniti che, sulle stazioni per abitante, scendono addirittura sotto al Bel Paese con una stazione ogni 18.482 cittadini.

I costi di un’auto elettrica

Il dato da considerare, al netto degli EcoBonus previsti (che potrebbero contribuire ad abbattere il costo di un mezzo nuovo) e dei punti di ricarica, è che l’auto elettrica costa ancora di più. Non soltanto per l’acquisto, ma anche per altri fattori calcolati da uno studio condotto dalla società LeasePlan (che ha prodotto il rapporto Car Cost Index). Il rapporto ha messo in relazione tredici diversi modelli di auto, alimentati con motori diesel, a benzina o elettrici.

Lo studio tiene in considerazione anche il costo, ammortizzato sui dodici mesi, della svalutazione del veicolo. Più il mercato dell’elettrico è poco sviluppato, più il veicolo perde valore, anche perché difficilmente può essere rivenduto come usato.

Le spese in Italia

È il caso dell’Italia, in cui il mercato del nuovo rappresenta una minima parte sulla vendita di automobili e il deprezzamento, per quel che riguarda i veicoli elettrici, raggiunge la ragguardevole cifra di 500 euro al mese come valore medio, inserito nel rapporto. Per un nostro connazionale la spesa totale per un’auto elettrica si aggira intorno ai 986 euro al mese. E comprende il deprezzamento, la manutenzione e le riparazioni, le gomme, le tasse, l’assicurazione e gli interessi.

In questo modo, un italiano spende circa 12 mila euro l’anno per mantenere un’auto elettrica, ed è, tra i 21 Paesi analizzati, primo per spesa media annua per questa tipologia di veicolo. Un dato che, secondo il rapporto, segue la tendenza delle vendite di auto nuove in Italia. Il costo medio di un diesel (che è la motorizzazione più conveniente nel nostro Paese da un punto di vista economico) è poco più di 600 euro mensili, quello di un’auto alimentata a benzina è di poco più alto, con 40 euro in media in più del diesel.

Quando il mercato di auto elettriche funziona, come in Norvegia, il rapporto Car Cost Index evidenzia che i costi medi si invertono: nel Paese scandinavo costa di più mantenere un diesel o un motore a benzina che un elettrico.

Un rapporto che fa capire ancora di più l’orientamento nelle scelte degli italiani sull’acquisto di un nuovo mezzo. Una chiave di lettura di quel modestissimo 0,2% di nuove immatricolazioni di elettrico nel primo trimestre del 2019.

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