d

Alienum phaedrum torquatos nec eu, vis detraxit periculis ex, nihil expetendis in mei. Mei an pericula euripidis, hinc partem ei est. Eos ei nisl graecis, vix aperiri consequat an.

In. Fb. Tw. Be. Db. Li.

#ScienzaSulBalcone: la citizen science per mappare l’inquinamento luminoso

Fino al 25 marzo l’esperimento CNR che studia l’inquinamento luminoso nel nostro paese: tutti possono partecipare con il proprio smartphone.

Si va pian piano delineando una mappa dell’inquinamento luminoso in Italia. Attenzione però: non parliamo stavolta dell’alone che emanano gli agglomerati urbani e che ci impedisce di ammirare le costellazioni nelle notti d’estate. Ma della luce intrusiva, quella che da lampioni e insegne ci disturba il sonno. E che di fatto costituisce uno spreco di risorse.

#ScienzasulBalcone

La mappa di cui parliamo potrebbe essere disponibile grazie #ScienzasulBalcone, un esperimento di citizen science lanciato in questi giorni dal Cnr. Siamo tutti invitati, dopo le 21, a uscire sul balcone per effettuare una misurazione della luce intrusiva. Un’operazione molto semplice: si installa e si lancia un’applicazione sullo smartphone, si spengono le luci in e si indirizza il lato frontale del cellulare verso la fonte luminosa più invasiva che vediamo dalla nostra finestra: può essere un lampione, un’insegna, il neon di un portone.

L’esperimento partito la sera del 23 marzo continua anche nelle serate del 24 e 25. Il CNR ha attivato un sito con istruzioni dettagliate, dove inserire le proprie rilevazioni quotidiane e monitorare l’evoluzione dell’esperimento. Oltre ad altre info anonime come il CAP o la zona in cui si vive (centro città o campagna). Il primo bilancio del 23 registra già 550 rilevazioni da 19 regioni.

L’inquinamento luminoso

Perché è importante mappare l’inquinamento luminoso?Innanzitutto, parliamo di spreco di risorse pubbliche – ha dichiarato l’astrofisico e divulgatore Luca Perri, tra gli ideatori dell’iniziativa insieme ed Alessandro Farini, del CNR – Abbiamo una stima dell’ordine del miliardo di euro. In Italia si è sempre pensato che più illuminazione pubblica significasse più sicurezza, ma le analisi in materia dimostrano che non c’è nessun tipo di correlazione di questo tipo. Il nostro Paese ha il doppio dei lampioni degli altri paesi europei ma di certo non possiamo affermare di avere un tasso di criminalità molto inferiore”.

L’illuminazione pubblica in Italia

C’è poi un discorso di obsolescenza tecnologica: “I nostri lampioni sono vecchi e un terzo dell’illuminazione di disperde verso l’alto, il che è completamente inutile. Oltre a ciò vanno considerate le implicazioni di tipo sanitario. Il nostro esperimento invece punta a rilevare l’intensità della luce intrusiva, quella che dall’esterno penetra nelle case. È un tipo di radiazione luminosa che ha conseguenze negative sul nostro ciclo sonno-veglia. Allo stesso tempo ha un impatto negativo anche sui cicli biologici degli alberi e delle piante che costituiscono il verde urbano”.

Chiaramente la risposta a questo spreco non sono strade e piazze lasciate al buio. Ma una disposizione più razionale delle fonti luminose e tanta innovazione tecnologica. Si può cominciare con i led per arrivare ai lampioni della luce smart, capaci di regolare il flusso luminoso del singolo punto luce in base al flusso di traffico rilevato. Risultato? Un notevole risparmio energetico e una maggior sicurezza stradale. Sperimentazioni in tal senso ne abbiamo anche in Italia come dimostra il progetto Enea a Livorno.

I risultati attesi

“Non sappiamo esattamente che tipo di dati aspettarci perché molto dipenderà dalla partecipazione e da come sarà diffusa sul territorio – ha aggiunto Perri – Di certo, una volta analizzati i risultati vorremmo produrre un articolo scientifico di dominio pubblico per avviare una discussione su questo tema. Ripeto: si tratta di un volume ingente di risorse che potrebbero essere risparmiate e reinvestite. In questo momento mi verrebbe automatico dire che potrebbero essere dirottate sulla sanità. Secondo uno studio condotto nel 2019 da CieloBuio, il Coordinamento per la protezione del cielo notturno con l’Osservatorio Conti Pubblici dell’Università Cattolica, in Italia c’è un ricorso eccessivo all’illuminazione pubblica. 58 province italiane su 110 rientrano nel 20% di province europee con il tasso più elevato di illuminazione pubblica sprecata pro capite”.