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Più di un milione di impianti rinnovabili

Dieci anni fa erano solo 356. Ma la crescita frena. I dati del Rapporto 2020 di Legambiente sulla diffusione delle fonti rinnovabili nel territorio italiano, con focus su comunità energetiche e autoconsumo collettivo.

Oltre un milione di impianti, tra elettrici e termici, basati su fonti rinnovabili nei Comuni italiani, mentre dieci anni fa erano solo 356. In 7.776 tra paesi e città dello stivale è installato almeno un impianto fotovoltaico, mentre sono 7.223 i Comuni del solare termico, 1.489 quelli del mini idroelettrico e 1.049 quelli dell’eolico, 3.616 quelli delle bioenergie e 594 quelli della geotermia. Infine 41 Comuni sono al cento per cento rinnovabili, cioè autosufficienti dal punto di vista energetico, grazie alle fonti pulite.

Sono alcuni dei dati contenuti nel rapporto 2020 di Legambiente sulle comunità rinnovabili, presentato nel corso di una tavola rotonda on line coordinata dal vicepresidente dell’associazione, Edoardo Zanchini. Lo studio analizza e racconta “l’innovazione nei territori e tutto quello che si muove in termini di energie rinnovabili, sostenibili”. Katiuscia Eroe, responsabile energia di Legambiente, ne ha illustrato i contenuti. A che punto siamo in Italia in materia di rinnovabili? “Oggi 3.300 Comuni riescono a produrre più energia di quella di cui necessitano, cioè più dei fabbisogni elettrici delle famiglie”.

Rispetto agli anni precedenti, “la crescita maggiore è avvenuta nel solare fotovoltaico e nell’eolico”. In dieci anni la produzione è aumentata infatti di quasi 50 TWh “mettendo in crisi – si legge nel rapporto Legambiente – quel modello fondato sui fossili e portando alla chiusura di centrali da fonti fossili per 13 GW”. Complessivamente, negli ultimi dieci anni, “la produzione da rinnovabili in Italia nel 2019 è stata pari a 114 miliardi di TWh a fronte di una domanda elettrica nazionale di 316 TWh. Il contributo delle rinnovabili rispetto ai consumi elettrici è passato dal 15 al 36% e in quelli complessivi dal 7 al 19%”.

Ma ci sono anche delle criticità evidenti, secondo lo studio di Legambiente: dopo uno sprint iniziale, c’è stata una battuta d’arresto. E occorre invertire la tendenza. “L’Italia – ha spiegato la responsabile energia – è da troppi anni ferma nello sviluppo delle fonti rinnovabili. La diffusione sta procedendo a ritmi del tutto inadeguati, con una media di installazioni all’anno dal 2015 ad oggi di appena 459 MW di solare e 390 di eolico. La nuova sfida è capire come nei prossimi anni riuscire ad incrementare la produzione, almeno di 80-100 terawattora entro il 2030”.

Per questo Legambiente ha confezionato dieci proposte.

“Occorre un piano per l’efficienza energetica, promuovere progetti di agrivoltaico, accelerare investimenti nei sistemi di accumulo, semplificare le procedure di autorizzazione per gli impianti, recepire la direttiva europea sulle comunità energetiche. Dobbiamo quindi puntare sull’elettrificazione delle città per i trasporti e il riscaldamento, sul potenziamento delle reti di trasmissione e di distribuzione con le isole maggiori. Infine, chiediamo un’accelerazione degli investimenti nel biometano, la realizzazione di progetti eolici offshore, l’eliminazione dei sussidi alle fonti fossili”, ha concluso Eroe.

Sul fronte politico ci sono due appuntamenti all’orizzonte. Da un lato, il recepimento completo della direttiva europea 2018/2001 sulle comunità energetiche, entro giugno 2021. Dall’altro, il decreto milleproroghe. L’articolo 42 bis del testo disciplina la possibilità di costituire comunità energetiche rinnovabili e di attivare progetti di autoconsumo collettivo da fonti rinnovabili. Più specificatamente, prevede la possibilità di produzione e autoconsumo fino a 200kw. Ora serve solo un decreto attuativo, per garantire la piena applicabilità delle nuove disposizioni.

Tutti i dati e le informazioni su: comunirinnovabili.it.