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Cento euro al mese: è il costo smog in Europa

Ma non è uguale per tutti. Nelle città italiane la tassa occulta è più alta. Un aumento dell’1% del numero di automobili fa crescere i costi complessivi di quasi lo 0,5%. Il rapporto dell’Alleanza europea per la salute pubblica

L’inquinamento atmosferico costa al cittadino di una città europea 1.276 euro l’anno, circa il 4% del loro reddito annuale. Ma non tutti pagano allo stesso modo: sebbene Bucarest in Romania sia in cima alla classifica dell’Ue per i costi più elevati sostenuti dai suoi cittadini (6,3 miliardi di euro), le città italiane dominano la top 10, in base al loro inquinamento e ai costi generali più elevati: Roma oltre 4 miliardi, Milano 3,5 miliardi, Torino 1,8 miliardi. Al primo posto in assoluto troviamo comunque Londra, con un costo complessivo di oltre 11 miliardi di euro. A quantificare il valore monetario di morte prematura, cure mediche, giornate lavorative perse e altri costi sanitari causati dai tre principali inquinanti atmosferici (particolato, ozono e biossido di azoto) è il rapporto dell’Alleanza europea per la salute pubblica (Epha), che ha curato il più grande studio in questo settore.

Secondo l’Agenzia ambientale europea l’inquinamento atmosferico è la prima causa di morti premature dovute a fattori ambientali in Europa. Il problema è maggiore nelle città, dove vivono i due terzi degli europei. I due terzi delle città infrangono gli standard di aria pulita stabiliti dall’Organizzazione mondiale della sanità. Particolato, ozono e biossido di azoto causano circa 400.000 morti premature all’anno.

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I danni dell’aria tossica

Secondo il segretario generale ad interim dell’Epha Sascha Marschang lo studio “rivela l’entità dei danni che l’aria tossica sta causando alla salute delle persone e le enormi disuguaglianze di salute che esistono tra i Paesi europei e all’interno di essi. In larga misura, la situazione può essere influenzata dalle politiche dei trasporti e le città possono ridurre i costi passando alla mobilità urbana a zero emissioni. I governi e l’Unione europea dovrebbero tenere presenti questi costi per la politica dei trasporti al fine di sostenere, non ostacolare, una sana ripresa dalla pandemia Covid-19”. L’analisi evidenzia che “la riduzione dell’inquinamento atmosferico nelle città europee dovrebbe essere tra le massime priorità in ogni tentativo di migliorare il benessere delle popolazioni delle città in Europa. l’attuale pandemia ha solo sottolineato questo aspetto”.

Lo studio ha esaminato 432 città in tutti i Paesi Ue più Regno Unito, Norvegia e Svizzera. Sommati insieme, i costi dell’inquinamento atmosferico per i residenti nelle città ammontano a 166 miliardi di euro all’anno, o in media 385 milioni di euro per città. Chi vive in città grandi e costose affronta i costi di inquinamento più elevati. Ma le città dell’Europa centrale e orientale contrastano questa tendenza e sono in cima alla classifica dell’impatto nonostante i livelli di reddito inferiori. Il residente medio di Bucarest deve affrontare i costi più alti, pari a € 3.004 euro, mentre quelli nell’incontaminata Santa Cruz de Tenerife pagano di meno, 382 euro.

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Il PM causa la stragrande maggioranza dei costi, l’82,5% in media (varie fonti di inquinamento), seguito da biossido di azoto (15%, dovuto principalmente al traffico) e ozono (2,5%, dovuto alla combustione). Queste proporzioni variano notevolmente tra le città.

Modificare le abitudini del trasporto

Secondo un precedente rapporto dell’Epha i trasporti sono una delle principali fonti di inquinamento atmosferico urbano, con un costo valutato nel 2016 tra 67 e 80 miliardi di euro. Il nuovo studio mostra che anche piccole modifiche delle abitudini di trasporto e delle politiche cittadine possono fare una differenza sostanziale. Secondo il rapporto, un aumento dell’1% del tempo medio di percorrenza per andare al lavoro aumenta i costi delle emissioni di particolato dello 0,29% e quelli delle emissioni di biossido di azoto dello 0,54%. Un aumento dell’1% del numero di automobili in una città fa crescere i costi complessivi di quasi lo 0,5%.

Per l’Epha le politiche del governo dovrebbero ridurre auto e bus a benzina e diesel con alternative più sostenibili, possibilmente a emissioni zero, favorendo in particolare il trasporto a piedi, in bicicletta e con veicoli puliti, basati sulla mobilità elettrica.