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mobilità elettrica

Recovery Fund: come spendere bene i 19 miliardi per la mobilità elettrica

Motus-E, l’associazione che sostiene il passaggio alla mobilità elettrica, indica quindici misure da inserire nel Piano di ripresa per spingere l’elettrificazione della mobilità

“La grande occasione per la mobilità a zero emissioni”: è il documento che Motus-E, l’associazione che sostiene il passaggio alla mobilità elettrica, ha diffuso alla vigilia dell’approvazione del Recovery Fund da parte del governo italiano. Il documento indica quindici misure per un totale di 18,7 miliardi da inserire nel Piano di ripresa. Obiettivo: spingere l’elettrificazione della mobilità, con il duplice obiettivo di raggiungere gli obiettivi ambientali e aiutare l’innovazione del sistema produttivo nazionale.

Un orizzonte al 2026

In sintesi l’associazione suggerisce, in un orizzonte che arriva al 2026, di destinare 10,93 mld di euro alla domanda, 3,27 mld alle infrastrutture e 4,51 mld all’offerta. Più nel dettaglio: 3,5 miliardi di euro servirebbero per la proroga degli incentivi ecobonus nel quadriennio 2022-2025; un miliardo per gli incentivi ai veicoli commerciali; 3,6 per l’acquisto di mezzi pubblici elettrici; 2,7 per agevolazioni fiscali alle flotte aziendali elettriche; 1,5 mld per l’acquisto di colonnine private e 670 milioni per quelle pubbliche; 4,5 mld per il sostegno all’offerta attraverso soprattutto programmi di ricerca applicata e innovazione tecnologica.

“Le misure green dell’attuale piano risultano poco ambiziose ed efficaci dal punto di vista dei principi ispiratori del Next Generation Eu”, dichiara il segretario generale di Motus-E Dino Marcozzi. “Con le nostre proposte, vogliamo cogliere l’opportunità offerta dalla mobilità elettrica e dare la giusta spinta al nostro Paese”.

Un’opportunità per l’Italia

Secondo Motus-E, “la crescita della mobilità elettrica, ormai ineluttabile in tutti i principali mercati mondiali, è un’opportunità che l’Italia non può permettersi di ignorare nel contesto del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza), pena la perdita di quote di mercato per le nostre industrie dell’automotive, inclusa la componentistica, del settore elettrico ed elettronico e dei servizi. Di pari passo, la crescita della produzione di energia da fonti rinnovabili, già prevista nel Pniec, è indissolubilmente legata alla costante diffusione dei veicoli elettrici, che ne ottimizzano il consumo e possono garantire la flessibilità necessaria al sistema elettrico”.

“Nell’ottica di aumentare il benessere dei cittadini sia in termini di qualità dell’aria e di salute che in termini di riappropriazione dello spazio e del suolo delle città, l’elettrificazione della mobilità cittadina si impernia perfettamente nella nuova visione di centro urbano che sta influenzando i decisori di tutto il mondo – si legge nel documento -: garantire sempre più spazio alla mobilità attiva, dolce e condivisa, al trasporto pubblico all’interno delle città e all’attivazione di nuovi servizi di trasporto. Questo consentirà un uso più razionale e più a misura d’uomo degli spazi urbani, un miglioramento decisivo della qualità dell’aria e l’abbandono della proprietà dei mezzi che vedranno aumentare il loro fattore di utilizzo radicalmente (oggi per il 95% del tempo le auto private sono parcheggiate)”.

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Insomma “un’imperdibile opportunità per tutti gli stakeholder coinvolti, che indirizzi il nostro Paese verso una mobilità sostenibile a tre dimensioni, ambientale, sociale ed economica”.

Le flotte della pubblica amministrazione

“La pubblica amministrazione, oltre ad essere primo consumatore di energia in Italia, ha spazi per installare impianti rinnovabili e ha flotte che si possono elettrificare. Parliamo di un numero di mezzi intorno alle 50.000 unità, in buona parte obsoleti e inquinanti. È una grande opportunità per essere volano ed esempio per una mobilità veramente sostenibile, anche attraverso infrastrutture dedicate e aree da mettere a disposizione per ricariche pubbliche”, suggerisce Motus-E. Inoltre risulterà essenziale il supporto all’elettrificazione del trasporto pubblico locale, riservando quote esclusive ai bus a zero emissioni specialmente in ambito urbano.

L’industria automotive italiana

Se poi si considera l’industria automotive italiana è da evidenziare che attualmente il 70% dei componenti prodotti sono esportati verso costruttori esteri. “Se questi ultimi (come sta avvenendo anche all’industria nazionale) si elettrificano, anche la nostra industria di componentistica deve effettuare la transizione verso l’elettrico”, si legge nel documento che sottolinea come le fabbriche di auto italiane stanno lavorando a pieno ritmo proprio sui veicoli elettrici, per far fronte a una richiesta in crescita esponenziale.

Motus-E indica poi una serie di misure che non richiedono investimenti: dai divieti di circolazione dei mezzi a combustione interna nelle città, partendo dai veicoli più vecchi e inquinanti, fino a stabilire una data per il phase-out dalle auto a combustione interna, dalla cancellazione dei Sussidi Ambientalmente Dannosi, soprattutto quelli legati ai combustibili fossili, alla rimodulazione della tassa di circolazione.

Gli incentivi alla domanda

Tra gli incentivi alla domanda, Motus-E segnala innanzitutto l’ecobonus. La spesa prevista nel quadriennio 2022-2025 è di 3,5 miliardi di euro a fronte di circa 1 milione di veicoli agevolati, con un’importante compensazione dell’investimento grazie a un gettito Iva medio superiore per le auto endotermiche. In secondo luogo deve procedere l’elettrificazione del trasporto pubblico locale su gomma, dedicando ai mezzi a zero emissioni una parte corposa delle risorse.

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Tra le infrastrutture, la priorità è al Fondo per lo sviluppo di una rete nazionale di infrastrutture di ricarica ad accesso pubblico: Motus-E ha stimato un target di circa 95-130.000 punti di ricarica al 2030 per un’offerta di servizi di ricarica omogenea sul territorio nazionale (oggi il gap del Sud Italia è evidente). Un’offerta che va differenziata in termini di potenza e velocità di ricarica e che deve essere capillare sia in ambito urbano sia extraurbano. La spesa prevista è di 670 milioni di euro.

Punti di ricarica privati e aziendali

Tra le altre misure per le infrastrutture rientrano “la realizzazione di punti di ricarica privati e aziendali anche nell’ottica della massimizzazione dell’autoconsumo della produzione di energia di comunità energetiche e uffici”, per un investimento pari a 1,1 miliardi di euro.

In ultimo “sarà di fondamentale importanza l’elettrificazione dei porti italiani”, per un investimento totale di 1,1 miliardi di euro.

Per quanto riguarda l’offerta, la priorità è data dal Fondo per creazione di poli di produzione di celle agli ioni di litio per trazione. La European Battery Alliance vuole arrivare all’indipendenza sulla produzione di celle dal 2023. La proposta di Motus-E è destinare a un nuovo Ipcei (progetto di comune interesse europeo) sulle batterie una quota importante, pari a 1 miliardo di euro da integrare con risorse di costruttori italiani o esteri. Obiettivo: la creazione di una capacità produttiva di almeno 10 GWh di celle agli ioni di litio di nuova tipologia.

In secondo luogo Motus-E chiede di dedicare una parte del nuovo Piano Transizione 4.0, per un valore pari a 2,07 miliardi di euro, alla transizione del settore automotive e dei nuovi settori coinvolti nella trasformazione di veicoli e infrastrutture. Tra le altre misure per l’offerta rientrano infine il “raddoppio del fondo per la creazione di linee produttive di autobus elettrici in Italia” l’investimento “nello sviluppo di competenze di alto livello e del trasferimento delle stesse in ambito aziendale attraverso il finanziamento di dottorati mirati alle discipline industriali e focalizzati sulla mobilità elettrica e la digitalizzazione”.