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eolico solare

Eolico e solare al palo in Italia

I combustibili fossili continuano a dominare la produzione di elettricità, con il gas che ha aumentato la sua quota del mix elettrico. I dati del Global Electricity Review di Ember

In Italia la produzione di energia eolica e solare è quasi triplicata tra il 2010 e il 2015. Questo balzo è risultato il secondo più alto nel G20 dietro al Regno Unito. Tuttavia, i progressi si sono notevolmente bloccati tanto è vero che dal 2015 la percentuale di elettricità prodotta da vento e sole è aumentata solo dal 13,5% al ​​16,5%. In confronto, la Turchia ha visto un aumento dal 4,7% al 12%. La quota di mercato eolica e solare dell’Italia è superiore alla media globale del 9,4%, ma è la metà di quella della Germania. I dati sono tratti dalla Global Electricity Review pubblicata da Ember, il think tank energetico e ambientale che si batte per ridurre l’uso del carbone.

Più gas rispetto a Usa e Russia

I combustibili fossili continuano a dominare la produzione di elettricità in Italia, contribuendo per il 57%. Il gas ha aumentato la sua quota del mix elettrico dal 40% al 46% dal 2015, il che significa che l’Italia ora fa più affidamento sul gas rispetto agli Stati Uniti e alla Russia. La produzione di carbone è diminuita del 65% dal 2015, il secondo calo più grande del G20 dopo il Regno Unito.

Con il carbone sceso di 28 TWh, sono stati eolico e solare a guadagnare spazio, +8 TWh. Tuttavia, il resto è stato in gran parte sostituito dal gas. Il Covid-19 ha avuto un impatto percentuale sulla domanda di elettricità in Italia più di qualsiasi altro paese del G20, domanda diminuita del 6% (-21 TWh), con un impatto sulla produzione di gas e carbone (calati rispettivamente di 14 TWh e 4 TWh).

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L’Italia in regresso sulle Fer

Per Sarah Brown, analista senior dell’elettricità – Europa di Ember, “mentre altri Paesi cercano di aumentare la quota di energia eolica e solare nei loro sistemi elettrici, l’Italia sembra essere in regresso”. A suo giudizio, “l’Italia deve invertire ora questa tendenza se vuole raggiungere l’obiettivo del 55% di elettricità da fonti rinnovabili entro il 2030”.

Nel mondo intero, la pandemia ha interrotto la crescita della domanda globale di energia elettrica, leggermente diminuita (-0,1%) nel 2020, il primo calo dal 2009.

Più combustibili fossili per l’elettricità

Comunque l’aumento della domanda di energia di 2.536 TWh dal 2015 ha superato la crescita dell’elettricità pulita (2.107 TWh) portando al consumo di più combustibili fossili per la generazione di energia e a maggiori emissioni. L’energia a gas è aumentata dell’11% (+562 TWh). Anche le emissioni del settore energetico nel 2020 risultano circa il 2% superiori a quelle nel 2015, quando è stato firmato l’accordo di Parigi.

Secondo la Global Electricity Review, la produzione di energia da carbone nel 2020 ha registrato un calo record del 4%, principalmente a causa dell’impatto della pandemia sulla domanda di elettricità. Tuttavia si tratta di una frenata insufficiente per raggiungere zero emissioni nette al 2050.

L’energia da carbone deve crollare

Il calo record dell’energia proveniente dal carbone ha raggiunto i 346 TWh lo scorso anno, mentre la generazione di energia eolica e solare è aumentata di 315 TWh, o del 15% rispetto ai livelli del 2019. “Il progresso non è neanche lontanamente abbastanza veloce. L’energia del carbone deve crollare dell’80% entro il 2030 per evitare pericolosi livelli di riscaldamento superiori a 1,5 gradi”, ha commentato Dave Jones, leader globale di Ember. I modelli dell’Agenzia internazionale per l’energia (IEA) suggeriscono che la diminuzione annuale del carbone deve essere di circa il 14% per rendere possibili emissioni nette zero entro il 2050.

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Secondo Ember, quasi il 10% dell’elettricità mondiale proviene già da parchi eolici e solari. Germania e Regno Unito, con il 33% e il 29%, rimangono i leader del settore, mentre i principali mercati energetici come Cina, Stati uniti e Brasile si riforniscono rispettivamente del 9,5%, 12% e 11% da queste due fonti di energia rinnovabile. Tuttavia, “con l’utilizzo del carbone già in aumento nel 2021 in Cina, India e Stati uniti, è chiaro che il grande passo in avanti deve ancora avvenire”, ha detto Jones.

Solo in Cina aumenta il carbone

Nel 2020, la Cina è stato l’unico Paese del G20 in cui la produzione di carbone è aumentata in modo significativo del 2% (rappresentava il 53% dell’elettricità alimentata a carbone del mondo). Ciò era dovuto a un forte aumento della domanda. Nel frattempo, i quattro maggiori Paesi produttori di carbone dopo la Cina hanno tutti registrato cali di carbone: India (-5%), Stati uniti (-20%), Giappone (-1%) e Corea del Sud (-13%). Nel complesso la produzione di carbone è diminuita di soli 71 TWh (-0,8% dal 2015).