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Reggio Emilia

Reggio Emilia città “dei 15 minuti”

Rigenerazione urbana, riqualificazione energetica, mitigazione dei cambiamenti climatici, agricoltura sostenibile: le linee guida del Piano urbanistico

Rigenerazione urbana contro il consumo di suolo, riqualificazione energetica e sismica del patrimonio edilizio, mitigazione dei cambiamenti climatici, “città dei 15 minuti”, agricoltura sostenibile. Sono queste le specifiche strategie che orientano il nuovo Piano urbanistico generale (Pug) di Reggio Emilia – il cui iter di approvazione si completerà nel 2022 – per il contrasto alla crisi climatica.

Per rigenerazione urbana, il Comune di Reggio Emilia intende la cancellazione dell’eredità urbanistica degli ultimi trent’anni e la riduzione delle nuove aree potenzialmente urbanizzabili di 5,5 milioni di metri quadrati, pari a 3.780 alloggi e oltre 60 grandi centri commerciali, dando più sostegno ai negozi di vicinato e bloccando i nuovi centri commerciali. Per l’amministrazione, infatti, esiste una “distanza attualmente ingiustificabile fra quanto pianificato per rispondere al reale fabbisogno della città e quanto richiesto dagli operatori di mercato”.

Ridurre il fabbisogno energetico

Il Piano è pensato inoltre per incentivare ulteriormente le dinamiche di riqualificazione del patrimonio costruito. Ridurre il fabbisogno energetico e indirettamente preservare il valore patrimoniale e sociale del tessuto edilizio residenziale esistente. L’obiettivo è aumentare il tasso annuo di ristrutturazione del parco immobiliare almeno al 2% (corrispondente anche all’obiettivo dell’Agenda 2030) contro l’attuale 1,4%, aumentando al contempo l’efficienza energetica e l’uso di energie rinnovabili, grazie alla diffusione delle comunità energetiche e all’obbligo d’installazione, negli ambiti produttivi, di una quota di fotovoltaico maggiorata del 20% rispetto al minimo imposto dalla Regione Emilia Romagna.

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Ridurre del 55% le emissioni di CO2

Sebbene la città si posizioni al quinto posto della classifica dell’ecosistema urbano di Legambiente – la raccolta differenziata è pari ad oltre l’83%, il verde per abitante è più del doppio del valore richiesto dalla Regione, l’estensione delle piste ciclabili è pari a 383 km – il contesto generale è tra i più inquinati, con 61 giorni di superamento dei limiti di Pm10 nel 2020. Per contribuire a ridurre del 55% le emissioni di CO2 al 2030, fino a raggiungere la neutralità climatica al 2050, il Pug individua una serie di azioni concrete per la mitigazione dei cambiamenti climatici e l’incremento della biodiversità del territorio, ad esempio la creazione di corridoi ecologici continui, attraverso la messa in rete dei parchi urbani e del verde privato e la realizzazione di un piano di forestazione urbana con la piantumazione di oltre 100 mila nuovi alberi. Inoltre sono previsti l’obbligo del ‘carbon zero’ per tutti gli interventi edilizi.

Per quanto attiene la mobilità, l’obiettivo del Pug è riconquistare le brevi distanze come elemento chiave della rigenerazione urbana, tenendo conto che oggi il 62% della popolazione abita la città dei 15 minuti. L’obiettivo del Piano è incrementare questo valore ad almeno il 75% entro il 2030. Attraverso la riqualificazione e il completamento della rete ciclabile esistente e l’incentivazione del piccolo commercio.

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Escluse nuove urbanizzazioni

Il territorio agricolo è l’ambito che, più di ogni altro, ha subito modifiche conseguenti al boom edilizio dei primi anni del 2000. Per questo il Pug esclude la possibilità di nuove urbanizzazioni in territorio rurale. Si è assistito inoltre al consolidamento di una forte economia agricola, composta da oltre mille aziende e allevamenti concentrati per quasi la metà in ambito periurbano. Il Piano si pone l’ulteriore obiettivo di declinare su scala locale la strategia Farm to Fork promossa con il Green Deal europeo, che mira a rendere i sistemi alimentari più equi e rispettosi dell’ambiente. Si vuole, in tal modo, fare della sostenibilità un fattore competitivo per la nostra agricoltura, raddoppiando la superficie agricola biologica entro il 2030 e riducendo del 30% i prodotti fitosanitari e i fertilizzanti.