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Energia pulita in Italia: è stop

Il rapporto Comuni Rinnovabili di Legambiente mostra un Paese in cui sono a rischio gli obiettivi al 2030 per il clima. Ma in tutti i Comuni c’è almeno un impianto rinnovabile

di Leonardo Vacca

Lo stop è certificato: per la prima volta dopo 12 anni consecutivi di crescita, diminuisce la produzione di energia prodotta da rinnovabili. A raccontarlo è il rapporto “Comuni Rinnovabili 2019” di Legambiente. Positiva è l’altra faccia della medaglia: abbiamo accumulato un buon vantaggio posizionale e restiamo nella parte alta della classifica, con un milione di impianti fossil-free, tra elettrici e termici, installati in tutti i Comuni italiani.

Il Paese del Sole, quindi, si conferma tale. In ogni città, grande o piccola, è installato almeno un impianto fotovoltaico, e sono più di 7 mila i Comuni del solare termico. Parlando di numeri, è dal solare che viene prodotta più energia rinnovabile. Dal punto di vista del numero di impianti seguono le bioenergie (più di 4 mila impianti), il mini idroelettrico (1.400 soprattutto al centro nord) e l’eolico (poco più di mille, principalmente al centro sud). A chiudere, la geotermia, con meno di 600 strutture.

Comuni 100% rinnovabili

Grazie alla quantità di impianti sparsi per il territorio nazionale, sono ad oggi 3.054 i Comuni italiani diventati autosufficienti per i fabbisogni elettrici, 41 quelli dichiarati rinnovabili al 100% per tutte le necessità delle famiglie.

Va segnalato che negli ultimi dieci anni la produzione di rinnovabili è cresciuta di oltre 50 TWh, mettendo in crisi il modello fondato sulle fossili. Il contributo dell’energia pulita è passato dal 15 al 35,1% per quel che riguarda i consumi elettrici e dal 7 al 18% per quelli energetici. Anche se, per stare nei termini dell’accordo di Parigi, si dovrebbe fare molto di più.

Il futuro e gli obiettivi al 2030

Proprio gli obiettivi da raggiungere entro il 2030, come la riduzione del 55% delle emissioni, sottolinea Legambiente citando alcuni studi di settore (Elemens per Legambiente), sono raggiungibili e porterebbero a benefici pari a 5,5 miliardi di euro l’anno e alla creazione di 2,7 milioni di posti di lavoro. Sempre entro il 2030 si potrebbe puntare a triplicare i 20 GW generati dagli impianti solari installati e investire così sulla riduzione di CO2.

A livello regionale a trainare è la Lombardia, che ha il numero maggiore di impianti installati. La Puglia è invece la Regione in cui, in percentuale, è aumentato di più il numero di nuove rinnovabili rispetto all’anno precedente. Ma il ritmo è ancora troppo lento per raggiungere perfino i già limitati obiettivi al 2030 della Strategia energetica nazionale e del nuovo Piano Energia e Clima.

Proprio il 2019 è considerato un anno cruciale: la versione finale del Piano, da presentare entro dicembre a Bruxelles, dovrà fissare i paletti su nuovi investimenti e riduzione di CO2, fino alla completa decarbonizzazione. Accelerare dunque è d’obbligo, per adeguarsi a chi, in Europa, corre più di noi.

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