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Come rendere le città storiche sostenibili e resilienti

Nei prossimi decenni, 2/3 della popolazione mondiale vivrà in città: fondamentale che le aree urbane siano attente all’ambiente

Entro il 2050, i due terzi della popolazione mondiale vivranno nelle aree urbane nelle quali si consumerà il 75% dell’energia complessiva. Da soli questi dati evidenziano i motivi per i quali rendere le città sostenibili rappresenta un obiettivo fondamentale.

Le città del prossimo futuro tuttavia devono essere non solo sostenibili, ma anche resilienti. Solo mettendo questi due aspetti al centro delle dinamiche di sviluppo delle aree urbane, come ben evidenziato nel progetto promosso anni fa dalla Rockefeller Foundation “100 Resilient Cities”, si possono vincere le sfide ambientali.

Declinare il concetto di resilienza nel territorio italiano impone di adottare un approccio originale e specifico. Il Paese è caratterizzato da città di dimensioni diverse, con un tessuto urbano consolidato nei secoli e un patrimonio edilizio datato. Che permetta di centrare gli stessi obiettivi che altri Paesi in Europa e nel mondo si stanno ponendo.

Resilienza e rigenerazione urbana saranno i temi al centro del convegno “Cambiamenti climatici, resilienza e rigenerazione urbana” che si tiene a Roma oggi, 14 giugno. Una delle sfide più significative che si giocano nelle città riguarda l’efficientamento del patrimonio edilizio. In Italia gli edifici – terziario compreso – sono responsabili del consumo di più di un terzo dell’energia utilizzata dal sistema Paese. Considerando riscaldamento, raffrescamento, acqua calda sanitaria e altri usi domestici. Un dato legato anche all’anzianità del nostro patrimonio immobiliare, un colabrodo energetico costruito per quasi i due terzi tra il 1945 e la fine degli anni Novanta. Per il 30% prima della seconda guerra mondiale e solo per il 4,5% dopo il 2001.

Protocolli e certificazioni ambientali

Intervenire in questi contesti impone la ricerca di soluzione ad hoc. Tra le varie esperienze nazionali e internazionali, spiccano quelle promosse dal US Green Building Council con il protocollo di rating dedicato alla sostenibilità dell’ambiente urbano (“LEED 4.1 Cities and communities”), ma anche le metodologie sviluppate da Green Builiding Council Italia con specifici protocolli di certificazione energetico-ambientale. Tra questi “GBC Historic Building”, un  protocollo che riguarda gli edifici storici costruiti  prima del 1945 per una percentuale pari ad almeno il 50% degli elementi tecnici esistenti.

Questo protocollo si applica nel caso di interventi di restauro, riqualificazione o recupero, anche di parziale integrazione, ma comunque nell’ambito di ristrutturazioni importanti. In pratica interventi che coinvolgono elementi rilevanti degli impianti di climatizzazione e il rinnovo o la riorganizzazione funzionale degli spazi interni, valutando possibili soluzioni di miglioramento prestazionale dell’involucro edilizio, compatibilmente con la salvaguardia dei caratteri tipologici e costruttivi dell’edificio esistente.

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