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E-mobility: il made in Italy vale 6 mld, saranno 98 al 2030

Secondo uno studio di Motus-e e di The European House-Ambrosetti, l’Italia può cogliere importanti opportunità di sviluppo nella mobilità elettrica

La mobilità italiana comincia a muovere i primi passi nella direzione di un parco auto elettrico. Spinto dall’agenda nazionale e dagli obiettivi della Commissione europea, il settore della mobilità sta vivendo l’inizio di una trasformazione epocale. Anche se si tratta di piccolissimi numeri, le immatricolazioni di veicoli elettrici e ibridi plug-in hanno raggiunto in Italia quasi 10 mila unità nel 2018, più del doppio rispetto all’anno precedente.

E la filiera dei prodotti e servizi della e-mobility made in Italy continua a crescere. Dal fatturato di 2,2 miliardi nel 2013, la filiera allargata dei prodotti e servizi per la mobilità elettrica ha generato in Italia ricavi complessivi per circa 6 miliardi nel 2017, crescendo ad un tasso medio annuo composto del +28,7%. Con la penetrazione nel mercato di veicoli elettrici (Bev) e ibridi plug-in (Phev) ipotizzata al 2030, in uno scenario “intermedio di policy”, potrebbe raggiungere un fatturato complessivo di 98 miliardi di euro.

Coinvolte 10 mila imprese

Così, accanto alla filiera core formata da 160 realtà industriali e imprenditoriali già operanti, la transizione verso l’elettrico potrebbe coinvolgere più di 10.000 imprese attraverso un processo di riconversione e focalizzazione dell’attuale modello di business. Lo evidenzia lo studio “La filiera della mobilità elettrica Made in Italy: imprese, territori e tecnologie della e-mobility” di Motus-e e di The European House-Ambrosetti, che rileva “la necessità di un’azione congiunta di industria e decisori pubblici per cogliere le opportunità di sviluppo e crescita economica del settore e-mobility in Italia”.

La transizione verso una mobilità sostenibile e decarbonizzata – con la progressiva sostituzione dei veicoli tradizionali alimentati con carburanti derivati da combustibili fossili – ha registrato negli ultimi anni una significativa accelerazione, grazie anche alla spinta dell’evoluzione tecnologica legata alla mobilità elettrica.

Specializzazione produttiva

La componente manifatturiera della filiera della e-mobility evidenzia una specializzazione produttiva sulle componenti a maggior valore aggiunto. Nel quinquennio preso in esame, tutte le diverse attività della filiera della mobilità elettrica in Italia hanno registrato un trend di crescita. In particolare nelle vendite e nei servizi di manutenzione e post-vendita.

Le aziende della filiera attive nella mobilità elettrica, sottolinea lo studio, hanno dimostrato più dinamicità e capacità di resilienza rispetto ai competitor dei singoli settori. Soprattutto in quelli strategici e a maggiore valore aggiunto.

Focalizzarsi su 5 assi prioritari

Secondo lo studio, gli interventi a sostegno dello sviluppo della filiera della mobilità elettrica in Italia a livello Paese dovrebbero focalizzarsi su 5 assi prioritari: supportare la crescita dimensionale delle aziende della filiera; favorire la contaminazione di competenze tra imprese della filiera potenzialmente coinvolgibili nella e-mobility; rafforzare l’orientamento all’internazionalizzazione e l’inserimento nelle nuove catene del valore della e-mobility; creare un “framework Paese” integrato per lo sviluppo della mobilità elettrica; promuovere la ricerca e sviluppo e migliorare lo scambio delle competenza tra sistema della formazione e industria.

Quanto alla distribuzione geografica, circa la metà delle imprese e del fatturato della filiera core della mobilità elettrica si concentra nel Nord Ovest. Ma cresce gradualmente il peso del Centro-Sud. La Lombardia, da sola, ospita quasi il 40% delle imprese della filiera core e genera il 33% del suo fatturato. La restante parte delle imprese si distribuisce sul territorio nazionale. Con un peso più significativo per Emilia- Romagna (13% del totale nazionale), Piemonte (10%), Veneto (9%) e Lazio (7%).

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