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In velorail, pedalando su vecchie rotaie

In Calabria, oltre alla locomotiva turistica del ’26 che passa per i monti silani, saranno disponibili anche i velorail: artigianali mezzi di trasporto sostenibili per percorsi immersi nella natura

Di Leonardo Vacca

La Calabria scopre il velorail, carrelli o veicoli che si muovono su vecchie rotaie con la sola forza dell’uomo. Pedali classici o pedalata assistita, come nelle biciclette elettriche, per questi speciali mezzi di trasporto che hanno avuto grande fortuna in Francia negli ultimi decenni, abbinando il recupero di ferrovie dismesse alla possibilità di un turismo più che sostenibile.

I cosiddetti rami secchi, le linee minori delle ferrovie chiuse quando non più necessarie, possono tornare a una nuova vita, in tutti i sensi. Perché questi percorsi attraversano paesaggi spettacolari, immersi nell’arte o nella natura. In Italia le ferrovie dismesse rappresentano un super tracciato di oltre 6 mila chilometri. Alcune trasformate in zone green (ci passano vicino le piste ciclabili), altre chiuse al traffico e fatte rivivere grazie a treni turistici.

Com’è fatto un velorail

I velorail sono costruiti per essere guidati da una o due persone massimo, ospitando un numero di passeggeri variabile. Molto diffusi in tutto il nord Europa, in Francia esistono 38 circuiti attivi. In Italia si stanno via via diffondendo: ora anche la Calabria si è dotata di un percorso e di mezzi totalmente inventati e prodotti in loco. Presentato lo scorso giugno, il velorail calabrese offre pedalata assistita per lunga percorrenza, freni a disco rinforzati e addirittura uno sterzo per scegliere direzione e destinazione. Grazie a un particolare martinetto e a una piattaforma posta nel telaio del mezzo, infatti, è possibile sollevare il velorail, ruotarlo sul binario e invertire la marcia.

La locomotiva della Sila

Il veicolo potrà circolare su tutte le linee a scartamento ridotto delle Ferrovie della Calabria a uso turistico. In primis la ferrovia silana, una tratta già nota per essere utilizzata come percorso turistico sui monti e percorsa da una vecchia locomotiva del 1926. Questo tracciato storico dura poco più di 45 minuti, passando per tre stazioni e permette di rivivere il passato attraversando luoghi meravigliosi.

E niente nuove tecnologie. All’ultima tappa, San Nicola Silvana Mansio, la stazione a scartamento ridotto più alta d’Europa con i suoi 1.400 metri di altezza, la vecchia locomotiva viene rifornita di acqua. E può invertire la marcia grazie a una piattaforma rotante, spinta dalla forza delle braccia. Un percorso attivo in particolari fasce orarie, a cui poter affiancare un’escursione con il velorail calabrese.

La mobilità alternativa, con accenni alla storia, e sostenibile, come nel caso del velorail, può dunque coinvolgere in vario modo le nostre vecchie ferrovie, alcune delle quali immerse in paesaggi mozzafiato. Un modo per unire rispetto dell’ambiente, conoscenza dei nostri gioielli paesaggistici e un sano esercizio fisico tra i monti.

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