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Monopattini liberi: sit-in di protesta a Roma

Appuntamento il prossimo 28 novembre davanti al ministero delle Infrastrutture e Trasporti per difendere la micromobilità

A Torino monopattini multati con sanzioni record per assenza di targa e libretto di circolazione; a Verona sequestrati 36 monopattini. Accade lo stesso a Milano, Brescia e in altre città italiane che sembrano aver dichiarato guerra alla micromobilità proprio mentre monopattini elettrici, segway, hoverboard e monowheel si diffondono sempre più nelle città.

Per rendere le cose meno complicate e favorire la diffusione dei mezzi di micromobilità è stato organizzato da Legambiente a Roma un sit-in di protesta “Monopattini liberi (e non solo)”. L’appuntamento è il 28 novembre alle 11 davanti al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. L’obiettivo della protesta: promuovere la micromobilità elettrica e fermare la criminalizzazione nei confronti di chi circola con mezzi che non inquinano le aree urbane.

“Il tema della mobilità è centrale nelle nostre città ed è strettamente legato a quello dell’inquinamento. I mezzi della micromobilità non inquinano, riducono il numero di macchine presenti nelle città e consentono di dimezzare – spesso anche di più – i tempi degli spostamenti. Per queste ragioni sono sempre più diffusi. È evidente che occorrono delle regole per salvaguardare la sicurezza di tutti sulla strada, ma nella consapevolezza che questi mezzi sono elementi chiave in una visione alternativa e sostenibile della mobilità urbana”, afferma Katiuscia Eroe, responsabile energia di Legambiente e tra gli organizzatori del sit-in per la micromobilità.

Il problema è che in Italia non è ancora chiara la normativa in materia.  A oggi in linea generale, la circolazione dei monopattini & Co è vietata: il decreto 229 del 2019 è infatti solo una misura sperimentale che lascia molti punti irrisolti e soggetti a varie interpretazioni. Demandando alle amministrazioni comunali la stesura e l’approvazione di regolamenti ad hoc.  Purtroppo finora sono pochi i Comuni italiani che hanno dato il via alla sperimentazione. Di solito l’utilizzo di questi mezzi è permesso in aree limitate: nelle ztl centrali, nelle piste ciclabili e nelle zone km 30; vietato invece su strade fuori dalla ztl, marciapiedi e nelle aree pedonali.

“Con questo sit-in chiediamo che i monopattini elettrici – e tutti i mezzi della micromobilità che rientrano nei limiti di potenza e velocità fissati dal decreto – siano equiparati alle bici e alle bici elettriche per le regole di circolazione su strada. In questo modo, come già avviene in altre città come Berlino, Bruxelles, Parigi i monopattini elettrici avranno dei riferimenti normativi precisi nel codice della strada e le città potranno fissare regole specifiche per vietare la circolazione nelle strade con più traffico o in quelle pedonali più frequentate, per ragioni di sicurezza. Anche perché il tema della sicurezza nelle strade va affrontato a 360 gradi a prescindere dai monopattini”, aggiunge la responsabile di Legambiente.

L’attuale incertezza normativa, infatti, scoraggia la diffusione di questi mezzi che invece rappresentano un tassello fondamentale della mobilità sostenibile integrandosi facilmente con il sistema dei trasporti pubblici e dello sharing  e contribuendo  a ridurre il numero di auto in circolazione. Anche perché in Italia gran parte degli spostamenti abituali in città non supera i cinque chilometri e il 15% rimane al di sotto del chilometro. Distanze decisamente compatibili con l’uso dei mezzi di micromobilità, in particolare se pensati in inter-mobilità con il sistema del trasporto pubblico.

“Il decreto 229 è poco efficace proprio per il fatto che lascia ai Comuni la decisione se avviare la sperimentazione, in quali aree, con quali regole. In più sono gli stessi Comuni che devono sobbarcarsi anche i costi, per esempio della cartellonistica. In questo contesto è chiaro che le amministrazioni tendono a ridurre le aree consentite al minimo,  di fatto disincentivando l’uso di questi mezzi. Mentre invece in questa fase i cittadini dovrebbero essere spinti a sperimentarli sempre di più”, conclude Katiuscia Eroe.

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