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Rotterdam, il porto smart

Il porto olandese di Rotterdam sta puntando su intelligenza artificiale e automazione per diventare più efficiente e sostenibile

di Redazione

Ogni anno 470 milioni di tonnellate di merci passano per il porto olandese di Rotterdam. Primo in Europa – fino al 2004 era primo al mondo – l’hub portuale olandese contribuisce per il 6,2% al Pil del Paese, dando lavoro a 400.000 persone. Ora l’area portuale di Rotterdam vuole alzare l’asticella e diventare anche il porto più smart, puntando su automazione e Internet of Things per aumentare l’efficienza, la sicurezza e la sostenibilità

La prima mossa è rendere i container intelligenti. All’inizio di quest’anno è stato utilizzato Container 42. E’ il primo smart container: fornito di pannelli solari per essere autosufficiente dal punto di vista energetico, ha sensori per misurare temperatura, qualità dell’aria esterna ed interna, eventuali movimenti del carico e vibrazioni. Nei prossimi due anni questo smart container darà queste informazioni oltre a quelle relative ai suoi spostamenti nel mondo in tempo reale, aumentando l’efficienza del trasporto.

“A volte capita che un container scompaia per settimane”, spiega in un’intervista Erwin Rademaker dell’autorità portuale di Rotterdam. “Finiscono dimenticati in aree del porto o in porti sbagliati. D’altronde gestire un container è un’attività complessa: per esempio da Singapore a Rotterdam coinvolge almeno 30 soggetti diversi”.

In futuro poi i container smart potrebbero interfacciarsi direttamente con le gru dei terminal del porto ed essere caricati/scaricati dalle navi senza bisogno di interventi umani. Già oggi a Rotterdam sono gigantesche gru prive di equipaggio a scaricare i container dalle navi: la gran parte dei movimenti di queste macchine sono automatizzati, gli altri eseguiti da remoto. E i container vengono portati nei depositi di stoccaggio da veicoli elettrici a guida automatica.

Le informazioni? le fanno viaggiare gli oggetti

Ma a Rotterdam l’innovazione vuole andare oltre l’automazione dei terminal. “Le informazioni che ora vengono trasmesse tra gli uomini tramite telefono o email dovrebbero, a partire dal 2025, essere scambiate direttamente tra oggetti intelligenti”, conclude Rademaker.

Il processo è già iniziato: all’inizio di quest’anno l’autorità portuale ha dato il via alla prima fase di una piattaforma di Internet of Things. È un elemento fondamentale nella creazione di ciò che viene chiamato digital twin (gemello digitale), una replica virtuale del porto in grado di monitorare tutte le operazioni. Decine di sensori saranno installati su posti d’ormeggio e banchine, strade e boe fornendo dati in tempo reale su temperatura dell’aria, umidità, velocità del vento. Ma anche su maree, correnti, salinità e torbidità dell’acqua. Un sistema complesso che sarà in grado di comunicare direttamente con altri sistemi, comprese le navi a guida autonoma, rendendo il sistema più efficiente.

Informazioni utilissime in un porto come Rotterdam. Per esempio utilizzare l’intelligenza artificiale per analizzare i dati raccolti  consentirà di prevedere con la massima precisione il momento migliore per attraccare e far partire le navi, riducendo tempi, consumo di carburante e costi di attesa. Basti pensare che ridurre il tempo di ormeggio di un’ora significa risparmiare fino a 80.000 dollari.

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