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I tesori nascosti nelle acque reflue

Riutilizzare le acque reflue per irrigare i campi, recuperare le materie prime seconde e trattare i contaminanti presenti. I tre obiettivi del progetto Value Ce-In

di Maria Pia Terrosi

Recuperare le acque reflue sia municipali che industriali, depurarle e riutilizzarle per irrigare i campi. Questo il primo obiettivo del progetto Value Ce-In, coordinato da Enea e finanziato dalla Regione Emilia Romagna. Un obiettivo non da poco visto che, secondo alcuni recenti dati presentati al Parlamento Ue, con un investimento inferiore a 700 milioni di euro in Europa si potrebbe riutilizzare più della metà dell’attuale volume di acqua proveniente dagli impianti di trattamento delle acque reflue teoricamente disponibili per l’irrigazione.

Il progetto prevede la messa a punto di un prototipo presso l’impianto Hera di Cesena dove sarà monitorata la qualità delle acque reflue depurate e trattate ad uso irriguo, che verranno fatte affluire, grazie a sistemi di irrigazione di precisione innovativi, verso un campo pilota sperimentale coltivato ad ortaggi, valutandone poi gli impatti agronomici ed ambientali.

Ma l’obiettivo del progetto Value Ce-In è lo sviluppo di soluzioni hi-tech, biotecnologie innovative e nuovi modelli di business in grado di valorizzare in ottica circolare l’intera catena del trattamento depurativo delle acque reflue.  Pertanto al tema del riutilizzo della risorsa idrica, Value Ce-In aggiunge anche la definizione di tecnologie per il recupero e il reimpiego di materie prime seconde presenti nelle acque e il trattamento di contaminanti.

Acque reflue per contenere la crisi idrica

Una diversa gestione delle acque reflue potrebbe contribuire decisamente al contenimento della crisi idrica. Oggi le acque reflue sono gestite in una logica end-of-pipe, puntata  al solo rispetto dei limiti per lo scarico degli effluenti depurati e lo smaltimento dei fanghi, senza considerare lo sfruttamento del potenziale di recupero rappresentato dalla stessa risorsa e dai nutrienti presenti nei reflui. In questa ottica Value Ce-In punta a sviluppare sistemi smart in scala reale con elevato livello di maturità tecnologica per testare e validare biotecnologie innovative per il reimpiego delle materie prime seconde risultanti dal trattamento delle acque reflue, come alghe, carboni vegetali o bio-char e bio-oli. Inoltre, in collaborazione con il Cnr punta alla messa a punto di metodiche di monitoraggio e di tecnologie per il trattamento di contaminanti, tra cui le microplastiche.

Al progetto parteciperanno anche Cnr, Università di Bologna e Ferrara, Politecnico di Milano e le aziende Hera, Caviro Distillerie, Agrosistemi, Irritec, Alga&Zyme Factory e Promosagri. I risultati ottenuti da Value Ce-In confluiranno nella banca dati della piattaforma di simbiosi industriale realizzata da Enea per sviluppare nuovi modelli di business riguardo la chiusura dei cicli e lo scambio di materie prime seconde con l’obiettivo di dar vita a nuovi mercati.

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