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Barcellona a basse emissioni

Dal primo gennaio per poter entrare in città i veicoli a motore dovranno soddisfare determinati standard ambientali

di Redazione

Seguendo l’esempio di molte città europee, come Milano, Stoccolma e Madrid, anche Barcellona ha scelto di istituire una zona a basse emissioni chiudendo le sue strade ai veicoli più inquinanti.  Dal primo gennaio per poter entrare in città, i veicoli a motore devono infatti soddisfare determinati standard ambientali e esporre un adesivo DGT (Distintivo Ambiental).

L’area interessata riguarda 95 chilometri quadrati e comprende il centro di Barcellona e quattro comuni circostanti. Il divieto, in vigore dal lunedì al venerdì dalle 7 alle 20, include tutte le autovetture a benzina immatricolate prima del 2000, quelle a diesel prima del 2006, i furgoni immatricolati prima del 1994 e i motocicli e i ciclomotori prima del 2003. Ai residenti proprietari di questi veicoli viene offerta una carta di trasporto pubblico gratuita per tre anni nel centro della città, a condizione che non acquistino un nuovo veicolo in quel periodo.

Interessati all’inizio circa 50 mila auto e motocicli ogni giorno

Secondo i calcoli del Comune di Barcellona, riporta l’edizione online del quotidiano El Diario, il provvedimento interesserà all’inizio circa 50 mila auto e motocicli ogni giorno – portando ad una riduzione del 15% delle emissioni di biossido di azoto – fino ad arrivare a circa 115 mila mezzi privati di trasporto. Per i trasgressori è prevista una multa tra i 100 e i 500 euro. Durante i primi tre mesi chi violerà il provvedimento riceverà la notifica di infrazione ma non pagherà alcuna multa. Nel primo anno di applicazione, inoltre, sono previste due moratorie: una per i furgoni, i pullman o i camion delle aziende e l’altra per le vetture dei lavoratori che dimostreranno di averne bisogno per il proprio impiego. Infine, i possessori di auto che non possono circolare potranno fare richiesta, pagando 2 euro a ogni autorizzazione, per un massimo di 10 giorni di permesso all’anno.

Il governo sta inoltre avviando altre iniziative per facilitare la mobilità in città tra cui nuove piste ciclabili, maggiori opzioni di trasporto pubblico e la tanto discussa iniziativa “superblocchi”, aree riservate ai soli residenti.

I dati sulla salute

Secondo un recente rapporto  del dipartimento di sanità pubblica della città,  il 70% della popolazione è esposto a livelli di biossido di azoto – il principale inquinante in città prodotto dai veicoli a motore – superiori a quelli raccomandati dall’Oms e dall’Ue. La nuova misura dovrebbe poter fronteggiare la pessima qualità dell’aria urbana, responsabile – secondo il rapporto di cui sopra – di una media annua di 424 morti premature tra il 2010 e il 2017.

In un’intervista a La Repubblica dello scorso autunno, la sindaca di Barcellona, Ada Colau, ha detto che la municipalità sta cercando “di cambiare il modello di mobilità. Oltre a dare la priorità al trasporto pubblico, alla bicicletta e ad ampliare le zone pedonalizzate, vogliamo costruire una città più verde, più sana, più sicura”.

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