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Emergenza coronavirus, così cani e gatti vivono il lockdown

Il parere di Daniele Merlano, veterinario esperto in comportamento animale

di Maria Pia Terrosi

Il lockdown da coronavirus sta cambiando la vita di tutti, compresa quella di cani e gatti che ormai da quasi due mesi si trovano 24 ore al giorno a contatto con i proprietari. Senza contare che per i cani  le uscite consentite sono ridottissime, niente passeggiate lunghe e giochi al parco. Come aiutare i nostri quattrozampe a vivere meglio questo periodo e a riprendere poi i ritmi normali? Ne abbiamo parlato con Daniele Merlano, veterinario esperto in comportamento animale.

Come vivono cani e gatti questo periodo?

Senza dubbio il lockdown che stiamo vivendo cambia molto anche la vita dei nostri animali domestici e quindi il loro comportamento. Certo ci sono differenze tra cane e gatto, così come fra cane e cane. E’ chiaro che un cavalier king che in questi giorni si trova tranquillo in casa con accanto la sua padrona soffre meno questa situazione rispetto a un border collie o a un cane da caccia abituato a star fuori due ore al giorno, impegnato in lunghe passeggiate ricche di stimoli. Tutti i cani hanno esigenze di movimento e di attività stimolanti ma ci sono differenze. In questa situazione diventa difficile per il cane riuscire a soddisfare le normali esigenze di gioco e attività mentali e di socializzazione che sono fisiologiche negli animali. Per questo  il cane si può trovare in difficoltà e sviluppare disturbi comportamentali.

Come possiamo capire se il nostro cane sta soffrendo eccessivamente la situazione?

Non è facile rispondere: dipende molto dai cani e dalla relazione che hanno con i loro proprietari. Nelle situazioni difficili i cani possono accentuare reazioni eccessive e di irritazione, come del resto succede anche agli umani.  Così come possono accentuarsi paure e ansie o frustrazioni legate al cambio di abitudini e all’impoverimento nel percorso della passeggiata.

E i gatti?

Per i gatti è un po’ diverso. Nel loro caso – mi riferisco ai gatti che non escono di casa – la presenza del proprietario ha solo vantaggi, a patto che ci sia un rapporto sano e non ci sia sovraffollamento domestico. I gatti poi amano contatti brevi e frequenti: avere il proprio padrone a disposizione è l’ideale. Anche perché appunto manca la componente della passeggiata all’esterno.

Quindi ai cani mancano gli amici del parco?

Direi di sì, ma soprattutto questa fase di reclusione può porre maggiori problemi ai cuccioli. Sappiamo infatti che nei primi mesi di vita il cane impara a socializzare e soprattutto a rispondere correttamente agli stimoli che gli vengono dall’ambiente: il rumore di un’automobile, una bicicletta che passa, un clacson che suona, una persona con un bastone. Ecco che se un cucciolo non sviluppa da piccolo questa capacità di gestire gli stimoli, da grande potrebbe fare fatica e sviluppare dei comportamenti sbagliati. E’ come se un bambino vivesse tutta la sua vita isolato tra le montagne e all’improvviso venisse portato in discoteca con la musica a mille.

A maggior ragione questo è importante per la socializzazione con gli altri cani. Il cucciolo nei primi mesi di vita apprende come confrontarsi con gli altri cani, imparando a gestire correttamente le differenze morfologiche e di comportamento.

Un cane sa riconoscere le razze?

Certo, un cane vede le diverse morfologie dei cani. Pensiamo a quanto è diverso il muso di un boxer o di un carlino con gli occhi frontali rispetto a quello di un levriero russo che li ha quasi del tutto laterali. Inoltre il cane deve saper decodificare anche i diversi comportamenti dei suoi simili. Anche in questo caso pensiamo a quanto può essere diverso l’approccio di un labrador esuberante rispetto a quello di un levriero. E questo il cane deve imparare a farlo da piccolo.

Cosa possiamo fare per gestire al meglio questi giorni?

L’errore che il proprietario deve evitare è quello di creare eccessiva dipendenza con il proprio cane, in pratica essere per lui  l’unica fonte di attività, la sola risorsa affettiva e di gioco. Il cane deve essere aiutato invece a essere un po’ indipendente. In questo può essere utile impegnarlo  in giochi di attivazione mentale, di esplorazioni olfattive e di risoluzione dei problemi. Sono attività che gli fanno passare il tempo in maniera sana e hanno  il vantaggio di potersi fare in assenza del proprietario. Il cane così non sta tutto il giorno attaccato a noi e capisce che se anche il proprietario si allontana non si spegne il mondo. E questo sarà utile per gestire il ritorno alla normalità.

Cosa succederà quando torneremo alla normalità?

Sostanzialmente potremmo trovarci di fronte a due situazioni. I cani o gatti più ansiosi che si sono tutto sommato trovati bene al riparo 24 ore al giorno nel branco, ora che tutti escono di casa potrebbero sviluppare ansia e forme di depressione. Tanto più quei soggetti che già avevano problemi a rimanere soli. Per loro sarà necessario riabituarli al distacco, ripartendo da zero. Cosa non facile che richiede tempo e impegno. Ci sono poi cani e gatti che in questo periodo di reclusione  sono comunque riusciti a star bene, giocando con il proprio proprietario e via dicendo, e ora tornando alla vita di prima potrebbero mostrare segni di disagio. In questo caso non si tratta di ansia, ma di frustrazione e potrebbero verificarsi episodi di distruzione, autotraumatismi, marcare il territorio facendo pipì o abbaiare.

Quelli che invece saranno felici di tornare alle vecchie abitudini sono i cani che hanno più spiccate  esigenze etologiche di gioco  e di movimento: loro saranno i più contenti.