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Occhio alla sanificazione: evitiamo di aggiungere rischi

Legambiente scrive ai sindaci per chiedere una limitazione alle disinfezioni fatte col principale componente della candeggina

di Barbara Battaglia

“Chiediamo ai primi cittadini di non usare ipoclorito di sodio, di sanificare gli ambienti esterni solo laddove strettamente necessario e in aree circoscritte, procedendo con operazioni di pulizia di utilità scientificamente provata”. Così Legambiente si è appellata a tutti i sindaci italiani e ad Antonio Decaro, presidente dell’Anci, l’Associazione nazionale comuni italiani.

L’ipoclorito di sodio è il principio attivo della candeggina, diluito dall’1% al 25% in soluzione acquosa viene usato anche su larga scala per applicazioni industriali, candeggiamento, rimozione degli odori e disinfezione dell’acqua.

“Ai forti dubbi sulla reale utilità delle attività di disinfezione a larga scala negli ambienti esterni – ha dichiarato il direttore generale di Legambiente Giorgio Zampetti -, stando anche a quanto riportato nelle note dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’Ispra, si accompagna la forte preoccupazione per l’uso dell’ipoclorito di sodio, a cui si sta ricorrendo per interventi impropriamente definiti di sanificazione. I rischi di tale utilizzo sono noti e certificati: corrosivo per la pelle e dannoso per gli occhi e potenzialmente in grado di liberare sostanze pericolose per la salute e per l’ambiente con conseguente esposizione della popolazione a gravissimi rischi. Inoltre, la mancanza di idonei dispositivi di protezione individuale per gli operatori e di avvertenze per la popolazione si configura come vera e propria violazione di legge. Auspichiamo che i Comuni adoperino con buon senso e accortezza quei 70 milioni di euro in arrivo per la sanificazione degli uffici, dei mezzi e degli ambienti”.

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L’Istituto Superiore di Sanità ha fornito delle raccomandazioni sulla disinfezione degli ambienti esterni e utilizzo di disinfettanti (ipoclorito di sodio) su superfici stradali e pavimentazione urbana per la prevenzione della trasmissione dell’infezione da Sars Cov 2. Il documento, spiega l’associazione ambientalista, “nel confermare l’opportunità di procedere alla ordinaria pulizia delle strade con saponi e detergenti convenzionali, assicurando tuttavia di evitare la produzione di polveri e aerosol, valuta la ‘disinfezione’ quale misura la cui utilità non è accertata, in quanto non esiste allo stato, alcuna evidenza che le superfici calpestabili siano implicate nella trasmissione del Covid 19”. L’ISS ritiene altresì “importante sottolineare che esistono informazioni contrastanti circa l’utilizzo di ipoclorito di sodio e la sua capacità di distruggere il virus su superfici esterne (strade) e in aria”.

Il Consiglio del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente ha poi condiviso il parere dell’ISS “sul fatto che le superfici esterne – quali strade, piazze, prati – non devono essere ripetutamente cosparse con disinfettanti”.