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Politiche green per uscire dalla crisi coronavirus

Sostituire l’attuale sistema economico ad alto consumo di combustibili fossili investendo in infrastrutture per energie pulite. Working paper dell’Università di Oxford

di Goffredo Galeazzi

Risollevare l’economia mondiale dal coronavirus con politiche green, in grado di ridurre le emissioni di gas a effetto serra, investendo in infrastrutture per energie pulite, è vantaggioso anche dal punto di vista economico. I nuovi progetti di sviluppo dell’economia verde infatti creano più posti di lavoro e offrono rendimenti più elevati, a breve e lungo termine, rispetto agli stimoli fiscali tradizionali e portano a un aumento a lungo termine dei risparmi. I pacchetti di aiuti che gli Stati stanno mettendo o si apprestano a mettere in campo potrebbero sia rafforzare che sostituire parzialmente l’attuale sistema economico ad alto consumo di combustibili fossili. Il tempo a disposizione però non è molto.

Coautori Joseph Stiglitz e Nicholas Stern

Lo rileva un documento di lavoro (working paper) dell’Università di Oxford, il primo a valutare i benefici della lotta contro i cambiamenti climatici insieme alla ripresa economica post-coronavirus. Coautori dello studio sono il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz e lord Nicholas Stern della London School of Economics, l’autore principale è Cameron Hepburn della Smith School of Enterprise and the Environment dell’Università di Oxford.

Gli economisti hanno interpellato 231 tra funzionari di banche centrali e dei ministeri delle Finanze e altri esperti economici dei Paesi G20, cui hanno chiesto di valutare l’efficacia relativa di 25 classi di interventi di stimolo fiscale per la ripresa, in base alla velocità di attuazione, all’effetto moltiplicatore, al potenziale impatto sul clima e all’appetibilità complessiva.

Politiche con un elevato potenziale

Gli studiosi hanno così identificato cinque politiche con un elevato potenziale sia come effetto moltiplicatore sull’economia che come impatto sul clima: infrastrutture pulite (generazione, stoccaggio e trasmissione di elettricità e calore, idrogeno), efficientamento energetico degli edifici, investimenti in istruzione e formazione, investimenti in capitale naturale (spazi verdi e infrastrutture naturali), ricerca e sviluppo in settori “puliti”. In Paesi a reddito medio e basso risultano di particolare valore le spese di sostegno per il settore rurale.

“La lotta ai cambiamenti climatici è anche la risposta ai nostri problemi economici”, ha detto il professor Hepburn in una intervista rilasciata al Guardian. Secondo lo studio molti progetti potrebbero essere avviati rapidamente, potrebbero creare subito nuovi posti di lavoro e sarebbero conformi ai requisiti di distanza sociale. Vengono indicati programmi di efficienza energetica per gli immobili, la costruzione di reti di ricarica per veicoli elettrici, la riprogettazione delle strade per offrire più piste ciclabili, le opere per la protezione dalle inondazioni e la piantagione di alberi.

Più lavoro con gli investimenti nelle rinnovabili

“Tutti progetti che hanno bisogno di una diffusione su larga scala, offrono un lavoro qualificato e daranno benefici in termini di cambiamenti climatici e di rilancio dell’economia”, ha affermato Hepburn. La costruzione di infrastrutture per l’energia pulita, come l’eolico o il solare, è un esempio: come hanno dimostrato le ricerche precedenti, già nel breve termine, richiede molta manodopera creando il doppio dei posti di lavoro per dollaro rispetto agli investimenti nei combustibili fossili, oltre ad essere meno suscettibile alla delocalizzazione; ogni milione di dollari di spesa genera 7,49 posti di lavoro a tempo pieno nelle infrastrutture per le energie rinnovabili, 7,72 nell’efficienza energetica, contro i 2,65 nei combustibili fossili.

Oltre alla riqualificazione dei lavoratori in settori come le nuove tecnologie e le energie rinnovabili per sopperire anche alla disoccupazione dovuta al coronavirus, altre politiche auspicabili includono la spesa per la ricerca e lo sviluppo nelle energie rinnovabili, così come gli investimenti in infrastrutture di connettività degli edifici, quali, ad esempio, la banda larga, in modo che più persone possano lavorare da casa, e la ricarica dei veicoli elettrici, nonché investimenti per la resilienza e la rigenerazione degli ecosistemi.

Brian O’Callaghan, anche lui della Smith School e coautore dello studio, ha affermato che i governi dovrebbero agire rapidamente: “L’inclinazione naturale potrebbe essere quella di prendere la strada più facile, quella degli investimenti di sostegno all’economia tradizionali. Ma questa che abbiamo ora è l’unica grande opportunità per i governi di plasmare il prossimo decennio e potrebbe dare una spinta economica significativa”.