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Besseghini: “La transizione energetica si paga con le tasse”

La Relazione annuale del presidente Arera a Parlamento e governo: no a nuovi oneri in bolletta. Le prospettive legate al Covid-19

di Goffredo Galeazzi

Le risorse per la trasformazione energetica e gli obiettivi del Pniec “non possono trovare copertura finanziaria attraverso ulteriori voci della bolletta; gli oneri di sistema dovrebbero piuttosto passare in parte sulla fiscalità generale”. Ad esempio rendendo strutturale il modello già seguito per la riduzione temporanea delle bollette delle Pmi durante l’emergenza Coronavirus, con nuovi finanziamenti a favore del Conto Covid della Csea finalizzati a sostenere il perseguimento di obiettivi di sostenibilità.

Un intervento che, con 600 milioni messi a disposizione dal bilancio pubblico, ha consentito di limitare gli effetti del lockdown su 3,7 milioni di utenze non domestiche senza pregiudicare l’equilibrio dei conti. Lo ha proposto oggi alla Camera il presidente dell’Autorità per l’energia, Stefano Besseghini, nella sua presentazione della Relazione annuale al Parlamento e al Governo. “Un intervento analogo, straordinario e strutturale, orientato al finanziamento di investimenti incrementali, necessari per il perseguimento degli obiettivi di sostenibilità energetica e ambientale (quali ad esempio la decarbonizzazione degli usi termici o lo sviluppo di una nuova capacità di generazione di energia elettrica da fonti rinnovabili)”, ha proseguito Besseghini, “potrebbe inserirsi negli attuali meccanismi di raccolta ed erogazione dei fondi, consentendo di non aumentare gli oneri generali di sistema caricati in bolletta e dunque il costo dell’energia per le imprese e le famiglie italiane.

Interventi di questo tipo aiuterebbero, peraltro, a restituire centralità alle voci in bolletta propriamente riconducibili alla fornitura, nonché a semplificare il sistema di esazione, con un ripristino della filiera delle responsabilità e in ultimo, non in ordine di importanza, a dare maggior trasparenza al processo di liberalizzazione del mercato elettrico, rendendo più facilmente comparabili le offerte delle diverse centinaia di venditori”.

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L’enorme impatto della pandemia

La relazione ha dato molto spazio “all’enorme impatto” della pandemia da Covid-19 sul sistema e sul mercato energetico. Sin dall’inizio della pandemia, e ancor più nella fase più critica del lockdown, “l’azione dell’Autorità si è principalmente orientata alla tutela dei consumatori, con interventi che garantissero la continuità dei servizi evitando distacchi per morosità, riducendo gli adempimenti necessari all’ottenimento e alla prosecuzione dei bonus sociali e impostando meccanismi di rateizzazione per il recupero di somme dovute”, ha detto Besseghini. Che ha aggiunto: “E’ prevedibile che presto ci troveremo di fronte al costo di queste operazioni, per quanto necessarie ed ineludibili”. Resta fermo che “i servizi di pubblica utilità, che questa Autorità regola e che hanno garantito la continuità della vita sociale durante la fase di lockdown, sono, e saranno, il fulcro della ripresa delle attività produttive”.

Senso di responsabilità di operatori e lavoratori

Il presidente Besseghini ha osservato che oggi “ci troviamo in una strana condizione. Volendo usare metafore chimiche potremmo parlare di una ‘meta-emergenza’, un processo di transizione a una fase più complessa di quella dalla quale proveniamo. Non siamo tornati alla normalità precedente, non siamo più nella fase acuta dell’emergenza e non siamo ancora approdati ad un nuovo tipo di normalità”. Tuttavia “la risposta di natura operativa, che questa Autorità ha scelto di adottare sin dalle fasi iniziali dell’emergenza”, grazie “alla diretta collaborazione degli stakeholder, i quali hanno dimostrato di rispondere con grande senso di responsabilità”, ha permesso ad Arera “di avere costantemente il polso della situazione e di supportare con le proprie delibere il lavoro di centinaia di operatori e di migliaia di lavoratori che con il proprio impegno hanno garantito continuità ai servizi pubblici”.

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Besseghini non ha tralasciato di segnalare l’importante contributo che è venuto dall’Europa: “Con uno sforzo notevole ed una comunità di intenti imprevedibile sino a poco tempo fa, l’Europa ha saputo trovare un punto comune nella identificazione di importanti risorse da mettere a disposizione di una fase di ripartenza. Una ripartenza che non potrà prescindere dalla sostenibilità, non più termine di moda ma condizione irrinunciabile per una società avanzata che stia riprogrammando il proprio sviluppo”. Peraltro, ha osservato, “i settori nei quali la nostra Autorità ha competenza regolatoria, sono quelli in grado di garantire un formidabile valore aggiunto, sia in termini di valorizzazione degli investimenti infrastrutturali che in termini di servizi abilitanti”. E ha chiesto iniziative coordinate tra le istituzioni “affinché le risorse raggiungano in maniera efficiente i singoli settori per valorizzare le opportunità di questo momento”.

Mercato domestico meno caro

Infine, un passaggio della Relazione annuale è stato dedicato al mercato elettrico: “Dal confronto tra mercato libero e regimi di tutela emerge come i clienti non domestici possano beneficiare di prezzi più bassi acquistando l’energia elettrica sul mercato libero, mentre per i clienti domestici il prezzo medio del mercato libero continua ad essere maggiore di quello del regime tutelato”. Lo scorso anno, ha detto Besseghini, “i clienti domestici hanno pagato mediamente il 26% in più sul mercato libero per l’approvvigionamento dell’energia elettrica. Pur scontando le possibili differenze in termini di condizioni contrattuali e di servizio offerto, questo differenziale di prezzo rappresenta certamente un elemento di attenzione”.