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Così il Tir si ricarica viaggiando  

Per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni anche tir e camion guardano all’elettrico.  In Italia, Germania e Svezia al via le prime autostrade elettrificate

di Maria Pia Terrosi

Rappresentano solo il 2% dei veicoli che circolano sulle strade in Europa, ma sono responsabili del 22% delle emissioni di CO2. Tir e camion pesano molto sulla bilancia climatica: la loro decarbonizzazione costituisce un passaggio obbligato per raggiungere gli obiettivi fissati. Come raggiungerla?

Una possibilità è l’idrogeno. I camion a idrogeno hanno un motore alimentato da celle a combustibile che produce energia combinando il gas con l’ossigeno. Inoltre, l’idrogeno – compresso in bombole –  a parità di peso consente al mezzo un’autonomia doppia di quella delle batterie e un rifornimento veloce. Il tallone d’Achille di questa proposta sta però nei costi, ancora alti, e nelle infrastrutture di ricarica: ad oggi quelle di idrogeno sono praticamente inesistenti.

Tir e camion elettrici

Sul fronte elettrico la ricerca continua a battere anche la strada delle batterie, ma affrontando difficoltà consistenti. Anche se si è arrivati a batterie in grado di garantire autonomie sempre più significative, è difficile pensare a mezzi elettrici completamente autonomi. Anche solo per il peso e la dimensione che tali batterie dovrebbero avere. Se sulla carta il tir progettato da Tesla dovrebbe avere una capacità di traino di 40 tonnellate, un’autonomia di 800 chilometri e un tempo di ricarica di appena mezz’ora, secondo un’analisi della Carnegie Mellon University si tratta di performance non  molto credibili. Secondo gli ingegneri, infatti, per raggiungere questa autonomia servirebbero ben 12 tonnellate di batterie.

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Autostrade elettriche

Un’alternativa interessante è l’elettrificazione delle infrastrutture stradali che consentirebbe di ricaricare tir e camion durante il transito. In questo modo il ricorso alle batterie sarebbe ridotto solo agli ultimi chilometri di percorrenza fuori dalla rete.

In Svezia nell’isola di Gotland, tra l’aeroporto e il centro della città di Visby, è stato elettrificato un tratto di autostrada che consente ai veicoli in moto di ricaricarsi. Una serie di grandi piastre di rame è posizionata 8 centimetri al di sotto dell’asfalto: i veicoli dotati di un impianto di ricarica a induzione lungo il percorso potranno così ricevere energia e ricaricare gli accumulatori. Non solo. L’impianto permettere di calcolare con precisione le quantità di energia da stoccare.

Al momento comunque la tecnologia più a portata di mano è quella utilizzata per i filobus nelle città: l’elettrificazione con linee aeree. È quello che è stato fatto – sempre in Svezia – nel tratto autostradale che collega Kungsgården e Sandviken. Qui i mezzi pesanti ricaricano le proprie batterie attraverso un pantografo posto dietro la cabina e collegato alle linee aeree di tensione sulla corsia dell’autostrada.  In caso di sorpasso, il mezzo può sconnettersi dal pantografo e viaggiare in modalità ibrida fino al rientro nella corsia elettrica.

Sperimentazioni simili si stanno completando anche in Germania. In Assia e nel Baden-Württemberg  sono state realizzate infrastrutture autostradali con linee aeree in entrambe le direzioni. Prevista, inoltre, l’elettrificazione con la stessa soluzione tecnologica della tratta autostradale fino al porto di Lubecca.

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La situazione in Italia

In Italia il primo tratto di autostrada elettrica dovrebbe essere realizzato sulla Brebemi (Milano Bergamo, Brescia), autostrada su cui il 28% del traffico è oggi costituito da mezzi pesanti.  La società che gestisce Brebemi sta lavorando all’elettrificazione tramite pantografo di un tratto di 5 chilometri.