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L’ecovillaggio che “mangia” CO2

Realizzato a Castelnuovo Rangone, vicino a Modena, un quartiere che assorbe più anidride carbonica di quella che produce

di Maria Pia Terrosi

Edifici con zero emissioni, recupero al 100% delle acque piovane, piantumazione di piante antismog. Sono alcune delle caratteristiche dell’Ecovillaggio di Castelnuovo Rangone in provincia di Modena. Un intero quartiere ecosostenibil, il primo in Italia progettato per ridurre al minimo l’impatto ambientale. Per fare questo agisce su vari aspetti, l’efficienza energetica degli edifici, la gestione dell’acqua anche piovana, l’utilizzo della vegetazione.

Il fabbisogno energetico degli edifici – e quindi le relative emissioni – è ridotto al minimo. Questo grazie a pareti e solai altamente performanti in termini di dispersioni, illuminazione a led e ventilazione meccanica. I consumi energetici – sia elettricità che calore – sono soddisfatti da impianti fotovoltaici.

Ma a Castelnuovo Rangone anche il progetto di paesaggio ha fatto la differenza, dimostrando come possa contribuire a vincere le sfide ambientali e climatiche. Nelle aree verdi del quartiere, infatti, sono state scelte specie vegetali  – acero, frassino, olmo e quercia – in grado non solo di assorbire CO2, ma anche di intercettare gas inquinanti.

Queste piante riescono ad assorbire circa 100 tonnellate di CO2 all’anno: poiché gli edifici dell’Ecovillaggio sono privi di emissioni, di fatto il quartiere produce un credito di emissioni che va a vantaggio della collettività.

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Innovazioni anche per quanto riguarda la gestione dell’acqua piovana

A partire dall’utilizzo di pavimentazioni al 100% permeabili alla pioggia, evitando l’effetto di impermeabilizzazione che è fra le cause di alluvioni e dissesto idrogeologico.

Inoltre l’acqua viene recuperata, depurata e riutilizzata nel sistema complessivo. In questo modo il Parco verde centrale diviene un importante bacino per raccogliere e smaltire in modo naturale le acque dell’intero quaartiere. E allo stesso tempo le piante contribuiscono a contenere la temperatura del quartiere grazie ai loro processi naturali di di evaporazione e traspirazione.

Un impatto sul benessere degli abitanti

“Questo di Castelnuovo Rangone è un intervento che dimostra quanto sia fondamentale la gestione dei territori attraverso progetti capaci di misurarsi con la natura e le risorse necessarie al mantenimento alla salute umana e ambientale”, ha sottolineato Maria Cristina Tullio, presidente dell’Associazione Italiana Architettura del Paesaggio  – AIAPP. “Sono state trovare soluzioni per migliorare la qualità dell’aria, dell’acqua , per mitigare l’assorbimento delle ondate di calore e per il benessere dei cittadini: le infrastrutture verdi nelle città, il recupero della biodiversità e degli habitat danneggiati in zone extraurbane – in altre parole la progettazione del paesaggio- sono punti essenziali per qualunque recovery plan le nostre società e i nostri governi intendano intraprendere”.