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Mille progetti per rilanciare l’Ue post pandemia

Come impiegare i fondi europei per accelerare la transizione verso un’economia sostenibile a zero emissioni di gas serra. Uno studio Ernst&Young

di Goffredo Galeazzi

Trasporti pubblici a basse emissioni di carbonio, energia pulita e tutela della biodiversità, ma non solo. Mentre gli Stati membri dell’Unione europea si preparano a formulare i loro piani di ripresa economica post-pandemia, la società di consulting Ernst&Young ha identificato in uno studio, A Green Covid-19 Recovery and Resilience Plan for Europe, mille progetti nei settori dell’energia, dei trasporti, delle costruzioni, dell’industria, dell’agricoltura e dell’uso del suolo, in tutti gli Stati Ue, inclusa l’Italia. Si tratta di progetti già in fase di sviluppo: con i dovuti fondi (richiederebbero circa 200 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati) sarebbero in grado già nel breve termine di generare nell’immediato benefici economici, creare più di 2 milioni di posti di lavoro e accelerare la transizione verso un’economia sostenibile a zero emissioni di gas serra.

Inoltre, EY stima che questa lista rappresenti solo circa il 10% dei progetti di decarbonizzazione attualmente in fase di sviluppo in Europa e che, con fondi adeguati, permetterebbero di impiegare in attività produttive e sostenibili tutti i 12 milioni di lavoratori a tempo pieno che hanno perso il loro lavoro a causa del covid-19 nonché creare opportunità per altri lavoratori. E l’Italia, che riceverà 208,8 miliardi dal fondo Next Generation Eu, esce più che bene dallo studio, risultando uno degli Stati europei in cui è più avanzata la predisposizione di progetti e piani in linea con gli obiettivi del Green Deal europeo.

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L’Italia conta 95 progetti

Nell’insieme dei settori selezionati, l’Italia conta 95 progetti collocandosi al secondo posto nella graduatoria europea, dietro la Francia (149 progetti) ma prima della Spagna (79 progetti), della Germania (73 progetti) e della Svezia (70 progetti). Dei 95 progetti italiani, 29 sono nel settore energetico, 15 nei trasporti, 13 nell’uso del suolo e nell’agricoltura, 23 per l’industria e l’economia circolare e 16 nel settore delle costruzioni, per un totale di 10,6 miliardi di euro di investimenti (il 5% del totale europeo) e una contrazione stimata di 150 mila tonnellate di CO2.

“La cosa che ci ha stupito”, commenta Roberto Giacomelli, associate partner del team climate change and sustainability service di Ey, “è che nonostante l’arco temporale limitato dell’indagine, siamo stati in grado di raccogliere un numero elevatissimo di progetti, al punto che tanti sono stati lasciati fuori dalla lista. È emerso un tessuto dinamico, con tante idee innovative e tanti progetti di R&D avanzatissimi. Un tessuto che, se sostenuto economicamente, può portare l’Italia ad essere leader nella green economy”. Anche se, aggiunge, non mancano alcune barriere da superare: in Italia “la burocrazia è lenta e farraginosa. E dove non ci sono barriere di questo tipo, specie per i più piccoli, il sostegno finanziario rimane il problema chiave”.

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Il 30% dei progetti da start up e Pmi

Circa il 30% dei progetti elencati sono sviluppati da start-up e Pmi. Molti sono progetti innovativi, come soluzioni per la mobilità sostenibile, idrogeno verde, bonifica del territorio e materiali da costruzione a bassa emissione di gas serra. Inoltre oltre il 20% dei progetti individuati sono su piccola scala e richiedono investimenti fino a 5 milioni di euro.

Il settore principale è quello dei trasporti con 217 progetti per 87 miliardi di euro di investimenti e 1,49 gigatonnellate potenziali di CO2 in meno, più della metà del totale. Di questi, 94 riguardano i trasporti pubblici, con investimenti medi pari a 717 milioni di euro. Nell’ambito della decarbonizzazione dei processi industriali, invece, si parla di 201 iniziative per 19,1 miliardi di investimenti. In questo caso, più del 50% dei progetti identificati riguarda la Francia, l’Italia, la Svezia e i Paesi Bassi. Segue ancora la biodiversità con 85 progetti per un fabbisogno di investimenti pari a cinque miliardi di euro.