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Mobilità elettrica: la filiera italiana cresce quasi al 30% annuo

Gabriele Grea, docente di economia e gestione della mobilità urbana all’università Bocconi: “Ecco i settori in cui possiamo vincere la sfida” 

di Maria Pia Terrosi

Dal 2013 al 2017  – ultimi dati disponibili  – il fatturato della filiera italiana allargata dei prodotti e servizi legati alla mobilità elettrica è cresciuto a un tasso medio annuo del 28,7%.  Quasi tre volte l’incremento registrato nello stesso periodo nell’automotive tradizionale (+10,9%) e molto di più rispetto a quello messo a segno nell’arredo (+3,7%) o nell’automazione (+1,7%).

Anche se i numeri sono complessivamente ancora piccoli, quello della mobilità elettrica è un settore che nei prossimi anni potrebbe assumere una rilevanza strategica non solo sotto il profilo ambientale, ma anche economico e occupazionale. Per raggiungere questo obiettivo occorre però capire quali sono le condizioni per favorire lo sviluppo dell’intera filiera industriale della e-mobility. Un settore che non comprende solo la produzione dei veicoli (auto elettriche, bus, biciclette, monopattini, scooter). Ne fanno parte anche componenti, batterie, infrastrutture di ricarica e servizi post vendita.

Partendo dalla fotografia scattata dal Rapporto Ambrosetti e Motus-e  – circa 10.000 le aziende attive nei diversi segmenti industriali della e-mobility, con un fatturato di 6 miliardi di euro – resta da capire in quale direzione il settore dovrà complessivamente muoversi  nei prossimi anni. Ne abbiamo parlato con Gabriele Grea, docente di economia e gestione della mobilità urbana all’università Bocconi.

Se la componentistica è tradizionalmente un ambito in cui l’Italia è forte, resta da capire come la filiera dovrà complessivamente evolversi per riuscire a soddisfare le esigenze imposte dal nuovo modello di mobilità.

“Alla base della e-mobility c’è il concetto di sistema di rete in cui va integrato il veicolo elettrico”, spiega Grea. “Questo rende necessario lo sviluppo di una componente infrastrutturale ad alto contenuto tecnologico, innovativa, legata all’elettricità. Mi riferisco alle reti di ricarica dei veicoli elettrici, che devono integrare le tecnologie di comunicazione, vista la necessità di interfacciarsi con le infrastrutture e con la rete. Questi aspetti, che erano marginali nella mobilità tradizionale, ora sono fondamentali. Non è un caso che i dati nel rapporto Ambrosetti sulla filiera italiana evidenzino la centralità dei produttori di sistemi di accumulo e di elettronica.“

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Proprio in questo contesto va considerata la mobilità elettrica leggera, ovvero monopattini, bici, scooter sempre più presenti anche in condivisione.

“Nella micromobilità in Italia negli ultimi anni sono nate realtà importanti anche a livello internazionale che sviluppano servizi nello sharing. Per i monopattini elettrici penso a Helbiz, ad esempio. Possiamo dire che complessivamente nell’ambito dei servizi il posizionamento strategico dell’Italia nella filiera è buono e promettente a livello internazionale. Il discorso cambia se parliamo di produzione. Buona parte dei monopattini elettrici ad esempio è costruita all’estero, soprattutto in Cina. Lo stesso per le bici elettriche, anche se in Italia esiste e cresce una mini filiera di qualità. Del resto anche per quanto riguarda le auto elettriche la produzione è ampiamente localizzata all’estero. Guardando tuttavia all’orizzonte europeo in un’ottica di filiera, il contributo italiano in prospettiva è decisamente interessante. “

Anche se lato produzione scontiamo un certo ritardo, quali sono le prospettive di sviluppo della filiera industriale in Italia?

“In questo scenario il sistema Italia può e deve investire a monte e a valle della produzione. Non solo in termini di know-how e di ricerca ma soprattutto di crescita dimensionale. Per questo è importante che vengano fatte scelte opportune di policy a favore della mobilità sostenibile nel suo complesso. In particolare nell’elettrificazione della mobilità, soprattutto urbana. Servono anche policy di incentivazione finanziaria e fiscale, anche non monetaria, così da creare le condizioni per un’evoluzione del modello di mobilità verso un mercato dinamico e in crescita.

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Un ambito particolarmente importante è quello dell’elettrificazione dei mezzi per il trasporto pubblico urbano. Questo settore infatti è in grado di amplificare i benefici dell’elettromobilità in ambienti particolarmente fragili, e d’innescare uno sviluppo infrastrutturale anche a beneficio della mobilità privata. La domanda di autobus elettrici è in forte crescita in tutte le maggiori città europee. Anche qui c’è molto da fare, la concorrenza è forte e l’Italia ha bisogno di visione e investimenti per rilanciare l’industria degli autobus. Ma quella della mobilità elettrica è una sfida che è necessario affrontare, sia per la qualità della mobilità e dell’aria, che per la competitività del Paese”.