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Al via la rivoluzione edilizia dell’Ue

La Commissione europea lancia la Renovation Wave Strategy per limitare le emissioni di gas a effetto serra prodotte dagli edifici e ridurre la povertà energetica

Entro il 2030, 35 milioni di edifici dovrebbero essere ristrutturati, attivando fino a 160.000 posti di lavoro green nel settore edilizio. E’ l’obiettivo della Renovation Wave Strategy messa a punto dalla Commissione europea per migliorare il rendimento energetico degli edifici. Come? Raddoppiando i tassi di ristrutturazione edilizia entro il 2030 per far sì che aumenti l’efficienza nell’uso dell’energia e della materia. Secondo la Commissione, la strategia, oltre a ridurre le emissioni di gas serra in Europa, migliorerà la qualità della vita delle persone che vivono e utilizzano gli edifici. Non solo. Promuoverà la digitalizzazione e aumenterà il riutilizzo e il riciclaggio dei materiali. Per realizzare una vera e propria rivoluzione edilizia si stima che saranno necessari circa 275 miliardi di euro.

La crisi del Covid-19

E’ la crisi del Covid-19 ad aver acceso i riflettori sui nostri edifici, sulla loro importanza nella vita quotidiana e sulle loro fragilità. Durante la pandemia, la casa è stata il punto focale della vita quotidiana di milioni di europei. Evidenziando in modo drammatico il fatto che oggi la povertà energetica colpisce un cittadino europeo su quattro: sono coloro che non riescono a illuminare, riscaldare o raffreddare adeguatamente la propria casa. E i livelli critici di povertà energetica aumenteranno questo inverno a causa del Covid-19.

Attualmente, calcola Bruxelles, gli edifici sono responsabili di circa il 40% del consumo energetico dell’Ue e del 36% delle emissioni di gas serra, che provengono principalmente dalla combustione di fonti fossili come olio combustibile e gas per il riscaldamento e per l’acqua calda sanitaria. Ma solo l’1% degli edifici viene sottoposto ogni anno a ristrutturazioni per aumentarne l’efficienza dal punto di vista energetico.

Ridurre emissioni e consumo energetico

Un’azione efficace nel settore edilizio è perciò fondamentale per rendere l’Europa climaticamente neutrale entro il 2050. Per raggiungere il nuovo obiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra di almeno il 55% per il 2030, proposto a settembre dalla Commissione, l’Ue dovrà ridurre le emissioni degli edifici del 60%, il loro consumo energetico del 14% e più specificamente il consumo energetico dovuto agli impianti di riscaldamento e raffreddamento del 18%. E raddoppiare entro il 2030 le ristrutturazioni, portandole al 2% annuo.

La politica dei finanziamenti europei ha già avuto un impatto positivo sull’efficienza energetica dei nuovi edifici. Ora consumano solo la metà dell’energia di quelli costruiti oltre 20 anni fa. Tuttavia, l’85% degli edifici nell’Ue è stato costruito più di 20 anni fa e l’85-95% sarà probabilmente ancora in piedi nel 2050.

La strategia intende dare priorità all’azione in tre aree: decarbonizzazione del riscaldamento e raffreddamento; affrontare la povertà energetica e gli edifici con le prestazioni peggiori; ristrutturazione di edifici pubblici come scuole, ospedali ed edifici amministrativi. La Commissione propone di abbattere le barriere esistenti lungo tutta la catena del rinnovamento – dall’ideazione di un progetto al suo finanziamento e completamento – con una serie di misure politiche, strumenti di finanziamento e strumenti di assistenza tecnica. Verranno introdotti gradualmente standard minimi obbligatori di prestazione energetica per gli edifici esistenti, regole aggiornate per i certificati di prestazione energetica e per le estensioni degli edifici, nuovi requisiti di ristrutturazione per il settore pubblico.

Un nuovo “Bauhaus europeo”

The Renovation Wave non mira solo a rendere gli edifici esistenti più efficienti dal punto di vista energetico e climaticamente neutri. Intende innescare una trasformazione su larga scala delle città e dell’ambiente. In quest’ottica va letta l’intenzione, espressa dalla presidente von der Leyen, di promuovere un nuovo “Bauhaus europeo” (con riferimento al movimento Bauhaus che modernizzò l’architettura negli anni ’20 e ’30 del secolo scorso): un progetto interdisciplinare co-diretto da un comitato consultivo di scienziati, architetti, designer, artisti, pianificatori e società civile, per coltivare una nuova estetica europea che combini prestazioni e inventiva.