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Arriva in Olanda un nuovo quartiere car free

A Groningen, cittadina dei Paesi Bassi, nascerà Stadshavens il nuovo quartiere green senz’auto

Nel futuro di Groningen c’è Stadhavens. All’interno della cittadina olandese, lungo il canale artificiale Eemskanaal, sorgerà un nuovo quartiere. Car free e gas free, ma pieno di verde e di legami sociali. L’uso delle auto sarà limitato ai margini della zona riqualificata (con garage nell’area cuscinetto). I cittadini potranno finalmente rinunciare alla macchina e preferire lo sharing in caso di spostamenti extra.

Ma Stendshavens non sarà solo un quartiere senz’auto. Sarà, soprattutto, un quartiere per tutti. Appartamenti, ma anche case con giardino a prezzi accessibili per i proprietari e in affitto. Il 15% di queste sarà destinato a chi ha una rendita sociale. Il comune di Groningen, in questa prospettiva, ha firmato – assieme agli sviluppatori VanWonen, VolkerWessels Vastgoed e BPD, e le società immobiliari Lefier e Nijestee – un accordo per lo sviluppo congiunto di 2.400 case situate nell’ex area portuale. L’obiettivo è rispondere alla domanda di abitazione dei prossimi 10-15 anni. Avrà piste ciclabili e pedonali, banchine e piazze per rafforzare il concetto di socialità tra le persone.

Un contesto metropolitano sull’acqua, vicino al centro della città, che rientra nella più ampia strategia comunale – partita dal 2018 – volta a migliorare la qualità della vita, del lavoro e dell’imprenditorialità. Di forte impatto è la partecipazione attiva dei cittadini, da subito diventati parte integrante del progetto di riqualificazione della zona. Non solo. All’interno del quartiere non arriverà la rete del gas. Questo per dare un chiaro segnale sulla linea, presa dal governo, di voler chiudere uno dei più grandi giacimenti di gas naturale onshore dei Paesi Bassi.

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Uno sguardo verso l’Europa

Stadshavens non è un caso isolato. Su questa linea, uno dei migliori esempi di abitabilità sostenibile si trova a Friburgo, in Germania. Si tratta del quartiere bike friendly Vauban. Un tempo stabilimento militare del governo francese, oggi ospita 5 mila persone in un’area di 42 ettari complessivi. Quattrocento famiglie sono iscritte all’associazione “Vivere senz’auto” e le macchine presenti (circa 172 ogni 1.000 abitanti) vengono parcheggiate nei due garage posizionati all’ingresso del quartiere.

Nel Regno Unito è BedZED al centro dello slancio green della nazione. Situato a sud di Londra, e diventato realtà nel 2002, è uno dei quartieri più ecosostenibili d’Europa: ogni anno gli spostamenti in macchina sono circa il 64% in meno della media, con un risparmio di oltre 2.300 km percorsi per auto.

Poco distante da Vienna,in Austria, sorge Nordmanngasse (conosciuto anche Autofrei Siedlung). Un quartiere totalmente senz’auto collegato alla città grazie a un sistema efficiente di trasporto pubblico. Le seicento famiglie presenti hanno scelto di vivere senza macchina siglando un contratto che le impegna a non acquistarla.

Una realtà ben consolidata è presente in Spagna, precisamente nella città di Pontevedra. Dal 2001 questa cittadina, con più di 83 mila abitanti, ha attivato una politica della mobilità basata sullo stop alle auto che attraversano la città, totale eliminazione di parcheggi di superficie e semafori, e una politica rivolta a supportare i piccoli commercianti. Il centro storico è totalmente senza auto, mentre nelle zone esterne le poche auto possono muoversi con un limite di velocità pari a 30 chilometri orari. Questo ha permesso un radicale abbassamento delle emissioni di CO2 e una migliore vivibilità: aria pulita, attività commerciali fiorenti, gestione sostenibile della quotidianità.

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E in Italia cosa succede? Sembra che il mito di possedere un’auto non sia mai crollato. L’Anfia – Associazione nazionale filiera industria automobilistica – ha registrato, a settembre 2020, un incremento del 10% di autovetture immatricolate rispetto allo scorso settembre, pari a 156 mila vetture nuove. Secondo l’Eurostat, nel 2018, il nostro Paese era secondo solo al Lussemburgo, con 646 autovetture per abitante nell’Ue. Un segnale chiaro che evidenzia quanto ciò che per l’Europa sembra essere un passaggio inevitabile e necessario, per l’Italia sia ancora un’utopia.

Sarebbe bello, e auspicabile, poter raccontare a breve di un esempio italiano.