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auto elettriche

Dal 2025 parte la corsa all’auto elettrica

Servono 200 miliardi di euro di investimenti per raggiungere l’obiettivo del Pniec: 6 milioni di vetture elettriche in Italia nel 2030. Oggi sono 70.000

Servono 200 miliardi di euro di investimenti nei prossimi 10 anni per raggiungere l’obiettivo del Piano Nazionale Integrato per l’Energia ed il Clima (Pniec) che fissa a 6 milioni le auto elettriche in circolazione in Italia nel 2030, a fronte delle attuali 70.000. A stimare la cifra è Simone Franzò, direttore dell’Osservatorio smart mobility di E&S Group, in occasione della presentazione dell’ultima edizione dello Smart mobility report del Politecnico di Milano. Le risorse andrebbero divise tra autovetture e infrastrutture di ricarica.

Nello studio vengono elaborati tre scenari diversi in base al grado di penetrazione nel mercato della mobilità elettrica e dell’estensione della rete di colonnine. “Tutti e tre gli scenari prevedono che l’impatto vero dei veicoli elettrici inizi a vedersi già nel 2025, seguito poi da una crescita molto sostenuta nel periodo 2025-2030”, precisa Franzò.

Settore più colpito dalla pandemia

Resta il fatto che il settore automotive è stato uno dei più colpiti dalla crisi dovuta alla pandemia da Covid19. In Italia, infatti, nei primi 9 mesi del 2020 le immatricolazioni di autovetture sono calate del 34% rispetto allo stesso periodo del 2019.

Tuttavia, il mercato delle auto elettriche – full-electric e ibride plug-in – si mostra in controtendenza. Tra gennaio e settembre le immatricolazioni hanno superato il 3% del totale (+2% rispetto al 2019), attestandosi a 30.000. Resta, comunque, un valore modesto rispetto ai 972.000 veicoli a motore termico immatricolati nel periodo in Italia e ai 2,3 milioni di autoveicoli elettrici immatricolati nel 2019 nel mondo (ora il parco complessivo è pari a 7,5 milioni).

“Tra i fattori che hanno favorito la crescita – ha commentato Simone Franzò – ci sono certamente il rafforzamento degli incentivi all’acquisto, l’incremento dei modelli elettrificati (26 in più rispetto all’anno prima) offerti in Italia e l’ulteriore aumento dell’infrastruttura di ricarica: i punti di ricarica pubblici e privati a uso pubblico ad agosto erano oltre 16.000, il 20% in più rispetto a fine 2019”.

Lo scenario su scala mondiale

Diverso è lo scenario su scala mondiale. Nel 2019 sono stati immatricolati a livello globale quasi 2,3 milioni di automobili e veicoli commerciali leggeri elettrici (+9% rispetto al 2018), sufficienti a far salire lo stock complessivo di questi autoveicoli a 7,5 milioni. Prosegue anche il trend che vede uno spostamento del mix di immatricolazioni dai mezzi ibridi (PHEV) a quelli full-electric (BEV), che guadagnano un ulteriore 5% rispetto al 2018.

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La Cina si conferma il più grande mercato mondiale con quasi 1,2 milioni di autoveicoli immatricolati nel 2019 (+3% rispetto al 2018). Si tratta del doppio dell’Europa, che resta il secondo mercato con 600.000 immatricolazioni (+44%). Seguono gli Stati uniti (320.000, -12%) e a notevole distanza il Giappone (44.000, -16%). In Europa guida la classifica la Germania con 100.000 auto elettriche immatricolate (+60% rispetto al 2018). Seguono Norvegia (80.000, +9%) e Gran Bretagna (72.000, +21%): i tre Paesi insieme rappresentano circa la metà delle nuove immatricolazioni.

860.000 i punti di ricarica pubblici

A fine 2019 erano 860.000 i punti di ricarica pubblici presenti a livello mondiale (+59% sul 2018), con la Cina in testa. In Europa se ne contavano circa un quarto, 210.000 (+ 38%), il 90% del quali normal charge.

Guardando alla penetrazione della mobilità elettrica nei Paesi europei, intesa come binomio auto – infrastruttura (i punti di ricarica pubblici e veicoli elettrici circolanti per 100.000 abitanti), lo scenario è molto disomogeneo. In Norvegia, infatti, è assai diffusa la mobilità elettrica, con oltre 250 punti di ricarica e 6.000 auto elettriche per 100.000 abitanti. Spagna e Italia, invece, sono fanalino di coda con 15 punti di ricarica e 100 auto.

Considerando i punti di ricarica pubblici e privati ad accesso pubblico, ad agosto 2020 se ne contavano in Italia circa 16.000, distribuiti in maniera disomogenea tra le regioni (Lombardia, Emilia Romagna e Toscana sono le uniche con più di 1.500 punti di ricarica) e con una netta prevalenza (60-65%) di installazioni su strada o in parcheggi pubblici.

La principale barriera all’acquisto

Come per le scorse edizioni, è stato sottoposto un questionario a coloro che detengono, o intendono comperare, un’auto elettrica. La principale barriera all’acquisto (89% delle risposte) rimane quella economica legata all’elevato prezzo iniziale, che ancora spaventa. Segue la cosiddetta “ansia da autonomia”, molto più contenuta e in calo grazie al significativo sviluppo dell’infrastruttura di ricarica.

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Per chi invece acquista, la spinta principale è rappresentata dal basso impatto ambientale, seguito dai minori costi sostenuti lungo la vita utile dell’auto. L’uso tipico di un veicolo elettrico è caratterizzato da viaggi di non oltre 50 chilometri. Solo il 27% del campione, poi, effettua con cadenza settimanale viaggi più lunghi, appena il 9% si spinge a farli quotidianamente. Quanto alle modalità di ricarica dei veicoli, si ripartisce in modo abbastanza equilibrato tra punti di ricarica domestici, aziendali e pubblici.

L’energia elettrica per la mobilità elettrica

Infine la domanda di energia elettrica al 2030 per la mobilità elettrica sarà pari a circa 10 TWh, con 4,9 milioni di veicoli elettrici. Quattro milioni saranno elettrici puri, mentre 900.000 ibridi plug in. È la previsione di Motus-E contenuta nel rapporto “Il futuro della mobilità elettrica: l’infrastruttura di ricarica in Italia @2030”, realizzato con la collaborazione di Strategy& PwC. Due gli scenari quanto alla diffusione delle infrastrutture di ricarica: nel primo (“Customer experience focused”) la domanda di elettricità sarà soddisfatta per il 42% da colonnine private, per il 30% da ricariche condivisa e per il 28% con 98.000 colonnine pubbliche.

Il secondo scenario, denominato “Proximity focused”, cioè basato sulle esigenze di prossimità della ricarica rispetto all’utente, prevede una rete di infrastrutture di ricarica in cui trovano più spazio punti di ricarica pubblici a bassa potenza. Questo scenario ipotizza che il 62% del fabbisogno energetico verrà soddisfatto con ricariche private e condivise, il 38% con ricariche pubbliche, con 130.000 punti di ricarica, con potenze maggiormente polarizzate: 40% slow (3-7 kW), 45% quick (22 kW), 15% fast e super fast (50-350 kW).

Il rapporto sottolinea “l’assoluta necessità di una rete di ricarica ad alta potenza estesa e diffusa al 2030, che garantirà la copertura di autostrade e strade extraurbane, così come lo sviluppo di hub urbani per la ricarica veloce”. Il report ipotizza circa 31.000 colonnine ad alta potenza nello scenario “Customer experience focused” e circa 19.000 nello scenario “Proximity focused”.