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I Grandi della Terra investono nei fossili

I Paesi del G20 investono più di 230 miliardi di dollari nei combustibili fossili, contro i 146 destinati alle energie rinnovabili. I soldi pubblici vanno per la maggior parte a petrolio e gas, lasciando indietro solare ed eolico.

Il 54% dei finanziamenti pubblici va all’energia da combustibili fossili. A mostrare i dati è il sito energypolicytracker.org, un team che è guidato da sei organizzazioni indipendenti a livello internazionale e da varie università e promosso da una serie di partner locali (per l’Italia c’è Legambiente). Secondo quanto emerge, le policy dei vari Stati sono ancora troppo orientate a un modello energetico del passato, legato a vecchie logiche che non danno sufficiente spazio alle politiche green.

Entrando nello specifico delle varie fonti, i Paesi del G20 hanno impegnato almeno 184 miliardi di dollari in petrolio e gas. In più, altri 22 miliardi di dollari nel carbone. In altre parole sostengono la produzione e il consumo di combustibili fossili (petrolio, gas, carbone, idrogeno “grigio” o elettricità da combustibili fossili) senza obiettivi climatici o requisiti di riduzione dell’inquinamento.

La classifica dei peggiori

C’era da aspettarselo: gli Stati Uniti guidati da Trump sono tra i maggiori sponsor dei fossili con 72 miliardi di dollari. A seguire Regno Unito (40 miliardi), Francia (22 miliardi) e Germania (21 miliardi). Italia a metà classifica con 3,7 miliardi di dollari, a fronte dei 276 milioni stanziati per l’energia green.

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Vanno di certo rifatti i conti per invertire la rotta calcolando il costo reale di queste scelte: l’impatto in termini ambientali, sanitari ed economici. Il Pianeta, ogni giorno, ci mette davanti ai risultati disastrosi della crisi climatica, apparentemente dimenticata dai Grandi della Terra al momento di investire in energia.


Tutti i dati e le policy analizzate sono consultabili sul sito di energypolicytracker.org