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Uno sharing lungo 400 chilometri

La sfida di Marco Nero Formisano che ha utilizzato tutti i mezzi della sharing mobility  per arrivare da Varese a Coriano. Un viaggio che il protagonista vuol far diventare un documentario

di Maria Pia Terrosi

A parte la funivia, nel suo viaggio da Varese a Coriano  Marco Nero Formisano ha usato tutti i mezzi della sharing mobility. Bicicletta, auto, treno, tram, bus, monopattino, metro, scooter  – e non solo – sono serviti per  coprire gli oltre  400  chilometri  (più di 800 considerando anche il  ritorno) ed arrivare al TEDxCoriano dove era atteso lo scorso 10 ottobre come fotografo. Ecco come è andata.

Come le è venuta questa idea?

Quando sono stato invitato al TedxCoriano per fare i ritratti ai relatori, ho pensato a come potevo utilizzare al meglio questa occasione. Sono da sempre attento ai temi ambientali sia nel mio lavoro che nella vita quotidiana. Ad esempio mi muovo quasi sempre utilizzando lo sharing: possiedo una auto di proprietà, ma la uso solo in casi eccezionali. Chissà forse ce l’ho nel sangue essendo orgogliosamente nipote di un ferroviere…Per questo quando sono stato invitato al TedxCoriano per fare i ritratti fotografici ai relatori mi è sembrato giusto farlo in coerenza con i miei valori utilizzando mezzi in sharing. Sono partito da casa in monopattino fino alla stazione di Tradate, poi sono arrivato in car sharing elettrico a Milano, per proseguire in metropolitana, tram e filobus.

Quanto tempo ci è voluto in tutto?

Sono partito una settimana prima. Ma in realtà ci è voluto così tanto perché poi ho deciso di fare di più. Ovvero raccontare la storia di persone e realtà incontrate lungo la strada impegnate su temi ambientali e di sostenibilità nell’ambito di energia, trasporti, materiali, cibo e natura. Che poi erano quelli trattati dal TedxCoriano.  Su questi argomenti ogni giorno ho intervistato dalle 4 alle 8 persone e ho visto che c’è una sensibilità crescente al riguardo. Alla fine è venuta fuori una gran quantità di materiale che vorrei utilizzare per ricavarne un documentario, una sorta di video-racconto su questo viaggio speciale.

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C’è una storia che l’ha colpita particolarmente?

Più di una. Parlando di mobilità sono rimasto colpito dall’esperienza messa a punto dal Comune di Faenza  che mi ha raccontato lo stesso sindaco. In pratica in città funziona un servizio di minibus elettrici che permette di raggiungere il centro in modo comodo e veloce, lasciando la macchina nei parcheggi di scambio. Il tutto gratuitamente.

E’ stato facile viaggiare in sharing?

Ci sono cose che funzionano e altre su cui occorre lavorare per incentivare le persone a utilizzare un mezzo in condivisione. Le app con cui prenotare il mezzo sono essenziali. Inoltre nelle due regioni che ho attraversato io – Lombardia ed Emilia Romagna – ci sono delle differenze, aspetti da armonizzare.  In Lombardia il car sharing è a scala regionale. Una macchina elettrica di E-vai può essere noleggiata a Milano e lasciata a Cremona, in Emilia  Romagna invece il car sharing è solo a scala urbana. L’auto presa a Bologna deve essere lasciata a Bologna, addirittura non può essere parcheggiata all’aeroporto. Questo rende le cose più difficili e disincentiva le persone a utilizzare lo sharing.

E al ritorno come è andata?

Il viaggio di ritorno è stato più rapido, anche perché avevo meno interviste da fare. Per rientrare a casa, tra i vari mezzi ho anche usato un’auto a noleggio, pagandola 1 euro. Infatti anche in questo caso utilizzando un app (Driive-me) è possibile noleggiare le auto che le società di noleggio hanno necessità di spostare da una città all’altra.  Così da Bologna a Malpensa ho viaggiato per 300 chilometri comodamente in una Ford Cmax pagando solo 1 euro.

Esperienza positiva allora…

Sicuramente ci sono molti aspetti da perfezionare,  ma sono convinto che la sharing mobility possa davvero rappresentare una risposta non solo ai problemi del traffico, ma anche dell’inquinamento e dello spreco di risorse. Utilizzare un mezzo in sharing consente di avere meno mezzi circolanti, quindi meno inquinamento ed emissioni. Parlando di automobili vuol dire meno spazio occupato dai veicoli in sosta nelle piazze e strade cittadine. Senza pensare che dal punto di vista economico è un bel risparmio sia per chi compra che complessivamente considerando il ciclo di vita dell’auto, i costi di produzione, dei materiali.

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Il nemico numero 1 dello sharing è la persona sola che si muove in auto. Un assurdo da molti punti di vista: consumo energetico, occupazione dello spazio urbano, inquinamento, traffico. Per questo ridurre il numero delle auto circolanti, ricorrendo allo sharing, significa contribuire a risolvere queste criticità. Penso prima di tutto ai costi sanitari legati all’inquinamento che fa migliaia di vittime ogni anno.

Ci sono esempi concreti?

Ci sono realtà che stanno andando in questa direzione.  In molte città europee, tra cui Amsterdam dove sono andato recentemente, l’uso della auto privata è concretamente disincentivato. Le corsie dove possono passare le auto in centro città sono così strette che è difficilissimo percorrerle senza toccare continuamente i cordoli laterali. Insomma non è un’esperienza piacevole. Bisogna provare a superare l’idea che per usare un mezzo sia necessario possederlo. Anche se ovviamente ci sono situazioni in Italia in cui non se ne può fare a meno. Penso a molte aree lontane dalle città. Ma l’importante è avere una consapevolezza crescente che in molti casi  si può fare in un altro modo, come ho cercato di dimostrare con questo viaggio.

E adesso?

Ora è partita un’altra sfida: realizzare con tutto il materiale che ho raccolto nel mio viaggio  – patrocinato dall’Osservatorio  Nazionale sulla sharing mobility , Commissione  Ue  e Legambiente  – un documentario “On the road” che racconti  la mia visione della sharing mobility in Italia e incentivi gli altri  a utilizzarla. Per farlo ho lanciato un crowdfunding rivolto a quelle aziende e persone che hanno la sostenibilità tra i propri valori che mi aiutino a commissionare a un editor professionista il montaggio del mio documentario.

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