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WhatsApp, Facebook, Netflix: chi si impegna più – e chi meno – a usare energia da fonti rinnovabili. I dati in un report di Greenpeace

Ogni minuto vengono caricati 500 ore di video su Youtube e inviati 41 milioni di messaggi su WhatsApp. Quasi due milioni di persone si connettono a Facebook.  Spotify aggiunge 28 tracce alla sua library. Sono più di 400 mila le richieste di streaming su Netflix.

La nostra vita digitale – onnipresente e pervasiva – richiede una grande quantità di energia. Secondo recenti stime è responsabile del 7% del totale dei consumi elettrici globali e del 3,7% delle emissioni serra. Una percentuale – quest’ultima – che nei prossimi 20 anni potrebbe arrivare al 14%.

Per contenere questa impronta energetica, già dal 2010 Greenpeace sta invitando i colossi dell’IT che forniscono servizi on line di streaming video, messaggistica, musica a impegnarsi concretamente per una transizione green. Parliamo, per esempio, di Google,  Apple, Amazon, Facebook, Spotify, Whatsapp.

Greenpeace ha messo a punto uno strumento che consente di conoscere in che misura ognuna delle app più diffuse si serve di energia pulita per alimentare i data center e le infrastrutture di servizio e come questi colossi si stanno impegnando al riguardo.

Nell’elenco dei più virtuosi troviamo WhatsApp, che usa il 67% di energia rinnovabile, Apple (83%), Facebook (67%)  e Google (circa 50%).  Ma la strada è ancora in salita in molti altri casi. Amazon Prime ad esempio utilizza solo il 17% di green energy; stessa percentuale per Netflix. Il che risulta particolarmente preoccupante se si considera che lo streaming di video è responsabile dell’80% del totale del traffico dati. E la sola Netflix negli Usa rappresenta più di un terzo di questo flusso.

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Anche nello streaming musicale ben lontana da I-Tunes (87%) e da Spotify (56%), Amazon Music è ferma al 17% di rinnovabili.

Se non si corre ai ripari, il digitale rischia dunque di diventare l’anello debole della catena nella transizione green. E se è vero che l’efficientamento degli apparecchi e delle infrastrutture potrà in parte contenere il fabbisogno energetico, così come alcuni consumi energetici on line vanno a sostituirne altri “fisici”, è necessario fare i conti con l’aumento di traffico che si registrerà on line, spinto non solo dalla crescita del consumo di dati individuale, ma anche dall’ingresso sulla rete di nuove fasce di popolazione. Se oggi ci sono fino a 9,2 miliardi di apparecchi connessi in rete (stime più prudenziali parlano di 7,1) questo numero potrebbe da qui al 2025 arrivare a 28 miliardi.