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Colonnine di ricarica: ok sulla rete urbana, male in autostrada

Secondo Motus-e, in Italia sono accessibili al pubblico 19.324 punti di ricarica (+39% nel 2020), lungo la rete autostradale solo 107

Lo scenario italiano delle infrastrutture di ricarica sta migliorando rapidamente e il loro numero è in crescita nonostante i rallentamenti causati dal lockdown. Secondo le elaborazioni di Motus-e relative a dicembre 2020, nel nostro Paese ci sono attualmente 19.324 punti di ricarica in 9.709 infrastrutture di ricarica accessibili al pubblico. Nel corso del 2020 le installazioni sono cresciute del 39%. La ripartizione è dell’80% su suolo pubblico e del 20% su suolo privato a uso pubblico (supermercati o centri commerciali). Il 96% è in corrente alternata e il 4% in corrente continua.

Va decisamente peggio lungo la rete autostradale. Nel primo aggiornamento del Piano nazionale infrastrutturale per la ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica del 2016 (Pnire) la previsione del Governo Renzi era di installare lungo l’intera rete autostradale almeno 500 colonnine entro il 2020. In realtà a fine 2020, come ha rivelato il sottosegretario al Mit Roberto Traversi rispondendo a un’interrogazione parlamentare, in autostrada sono attive solo 107 stazioni di ricarica. Nel complesso, l’aggiornamento del Pnire prevede che al 2030, sulla base del target di 6 milioni di auto elettriche previsto dal Pniec, servirebbero 1.850 colonnine di ricarica veloci per le aree autostradali, 10 mila in area extraurbana, e 30.650 in area urbana.

Difficile la mappatura delle colonnine

Nel complesso della rete stradale non sono tutte “rose e fiori”. Motus-e segnala che permane “una difficoltà di mappatura accurata dei dati in attesa che venga istituita una Piattaforma unica nazionale (Pun) con tutte le informazioni relative alle infrastrutture pubbliche presenti a livello nazionale. E che “salta all’occhio la notevole concentrazione dei punti di ricarica nelle regioni settentrionali in rapporto all’Italia centrale e meridionale: Nord 57%, Centro 23%, Sud 20%”.

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Motus-e auspica che “l’installazione di nuove infrastrutture di ricarica pubbliche, e con esse anche la distribuzione di potenza, avvenga in base a parametri di densità abitativa, di numerosità dell’utenza, oltre che di tipologia di area (es. privilegiare le ricariche quick nei centri urbani, fast e ultrafast nelle strade ad alto scorrimento e nei parcheggi di interscambio)”. Dal punto di vista regolatorio, risulta “necessaria la semplificazione degli iter di installazione su suolo pubblico e, al contempo, l’agevolazione delle infrastrutture private”.

La Lombardia prima per hub installati

Su base regionale, la palma di area con più “hub” installati spetta alla Lombardia, che guida la graduatoria nazionale con 3.326 punti di ricarica installati a tutto il 2020. Seguono, nell’ordine, Piemonte (2048), Emilia Romagna (1827), Lazio (1739), Veneto (1732) e Toscana (1713): insieme, le prime sei regioni arrivano ad incidere per oltre il 60% sul totale delle installazioni nazionali. In fondo alla classifica troviamo Friuli-Venezia Giulia con 388 impianti, Valle d’Aosta (329), Basilicata (159) e Molise (115).

Tra le concessionarie autostradali, non brilla Autostrade per l’Italia (Aspi): al 31 dicembre 2020 risultano attivi lungo gli oltre 3 mila chilometri di rete gestita da Aspi solo 3 stazioni di ricarica, decisamente in ritardo rispetto all’ambizioso obiettivo posto per il 2025, data entro la quale la più grande concessionaria italiana conta di installare altre 182 colonnine, più o meno una ogni 30 km.

Le concessionarie più attive

Più attive sul fronte della mobilità elettrica risultano essere: Autovie Venete (circa 210 chilometri gestiti) che oggi conta 22 colonnine e ha già raggiunto i suoi obiettivi al 2025; Milano Serravalle – Milano Tangenziali (circa 180 chilometri gestiti) che ne ha 16 attive cui conta di aggiungerne ulteriori 20 già nel primo quadrimestre 2021; Autostrada del Brennero (314 chilometri) che conta 12 stazioni di ricarica (il sito della concessionaria segnala 50 punti di ricarica, tra cui 32 colonnine Tesla) e punta ad attivarne altre 13 entro i prossimi 4 anni. Infine, Autostrade Valdostane che lungo i 59,5 km gestiti ha all’attivo 12 impianti di ricarica (13 quelli previsti al 2025).

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Se si contano i 4.800 km complessivi gestiti dalle associate Aiscat (Associazione italiana società concessionarie autostrade e trafori), in media lungo la rete autostradale italiana oggi c’è una stazione di ricarica ogni 44 chilometri. Il problema è che sono per la stragrande maggioranza concessionarie che operano nel Nord Italia.

Quattro “big player” europei

Rispetto alla Cina, che conta circa 552.000 stazioni per la ricarica, e agli Usa, dove ce ne sono circa 79.000, i quattro “big player” europei in materia di sviluppo della rete di infrastrutture sono Olanda (che attualmente conta poco meno di 62.000 “hub”), Germania (circa 43.780), Regno Unito (36.500) e Norvegia (16.950).

Attualmente nei paesi dell’Ue ci sono circa 185 mila colonnine di ricarica per auto elettriche. Ma, osserva Motus-e, ne servono ben 3 milioni entro il 2030 per avere buone chance di raggiungere l’obiettivo emissioni zero di CO2 nel trasporto privato fissato dalla stessa Unione europea per il 2050. Per passare da 185 mila a 3 milioni di punti di ricarica in soli 10 anni sarà necessario moltiplicare di ben 15 volte il numero di colonnine esistenti. Per una spesa stimata in 20 miliardi di euro (stime dell’organizzazione ambientalista Transport & Environment).