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Le città post covid: in bici

La Federazione europea dei ciclisti fa il punto su come la pandemia abbia influenzato le politiche relative alle due ruote. E un sondaggio tra i cittadini di 21 città europee dice che la bicicletta potrebbe essere il mezzo più usato.

Sempre più spazio – e soldi – per le biciclette. E’ uno dei pochi aspetti positivi del covid. Come documenta il Guardian in quest’articolo, le città europee nel 2020 hanno speso un miliardo di euro per misure ciclistiche legate al coronavirus, creando almeno 1.000 nuovi km di piste ciclabili, attivando misure di riduzione del traffico e chiudendo alcune strade alle auto. I dati sono della Federazione europea dei ciclisti (Ecf), che ha elaborato un report sul legame tra pandemia e due ruote.

Italia a due ruote: non siamo messi male, anzi…

L’associazione ha messo a confronto i piani nazionali di recupero e resilienza (Pnrr) che dovranno essere ultimati entro la fine di aprile.
Per quanto riguarda riferimenti diretti agli investimenti e a piani per la bicicletta, “i piani più dettagliati – si legge sul sito dell’Ecf – per le biciclette provengono da Belgio, Italia e Lettonia. Questi includono la pianificazione di investimenti per una rete di infrastrutture per biciclette unificata e sicura (locale e regionale) che sia integrata nel sistema di trasporto e supporti la multimodalità”.
In particolare, il Belgio ha deciso “di accelerare gli investimenti nelle infrastrutture per le biciclette, per eliminare i collegamenti mancanti nella rete ciclabile regionale e garantire l’illuminazione delle piste ciclabili. Il piano di ripresa belga è l’unico finora a riservare un’attenzione particolare alle autostrade ciclabili”.

Il nostro Paese, invece, è quello che “prevede una più profonda integrazione della bicicletta nel sistema dei trasporti, con 1.000 km di piste ciclabili urbane e metropolitane e 1.626 km di piste ciclabili turistiche. Questi ultimi rientrano soprattutto nelle iniziative che mirano a sostenere il turismo slow in Italia e generare nuove aree di attrazione con un focus sulla sostenibilità. Inoltre, è l’unico piano finora che contenga un esplicito riferimento al miglioramento delle aree di parcheggio bici nelle stazioni ferroviarie”.

La Lettonia, infine, “insiste sullo sviluppo di infrastrutture ciclabili per la mobilità quotidiana con una rete unificata e ininterrotta per garantire la connettività locale e di vicinato. Lo scopo è integrare il trasporto pubblico, le infrastrutture ciclabili e la micro mobilità. È anche l’unico piano finora a menzionare l’integrazione con la rete EuroVelo”.

Ancora da sciogliere, secondo l’associazione europea, uno dei nodi-chiave: i fondi. “Esaminando più da vicino quanto gli Stati membri intendono spendere per la bicicletta, non sono ancora disponibili molte informazioni”, continua la nota dell’Ecf. “La quota di fondi destinati alla mobilità sostenibile in generale è stata annunciata in alcuni Paesi (Romania: 9,7 miliardi di euro; Italia 7,55 miliardi di euro; Polonia 6 miliardi di euro; Portogallo 1 miliardo di euro; Francia 1,2 miliardi di euro alla bicicletta e ai trasporti pubblici), mentre i fondi specificamente destinati alle infrastrutture per le biciclette sono stati chiaramente indicati solo da Belgio (400 milioni di euro nelle Fiandre e 58 milioni di euro a Bruxelles e dintorni) e Slovacchia (100 milioni di euro)”.

Per quanto riguarda le infrastrutture per le bici sono “sette gli Stati membri che menzionano esplicitamente la bicicletta nei loro piani (Belgio, Francia, Italia, Lettonia, Polonia, Portogallo e Slovacchia)”.
Quanto ai fondi per l’acquisto di biciclette elettriche, “il Portogallo è l’unico paese a menzionare incentivi diretti e la Germania dispone di 3,2 miliardi di euro dedicati all’acquisto di auto elettriche e ibride”. Anche se l’Italia ha anticipato i tempi col bonus bici, verrebbe da aggiungere. In ogni caso, è sempre il Belpaese a spiccare per quanto riguarda un’altra voce: il cicloturismo. Fino ad ora siamo l’unico Paese UE ad avere inserito una sezione ad hoc nella bozza di Pnrr.


Un’occasione da non perdere, insomma, per rendere l’Europa un luogo più a misura di bici, con i relativi benefici per l’ambiente e per i cittadini. La Federazione europea dei ciclisti conclude senza mezzi termini. “Non ci sono scuse per gli Stati membri per non sfruttare l’opportunità dei Pnrr per migliorare sostanzialmente gli investimenti in bicicletta”.

Il sondaggio tra i cittadini

A Barcellona durante la pandemia l’uso dei trasporti pubblici è diminuito del 50%, quello delle auto private del 10%. Nell’estate scorsa sono state installate circa 20 km di piste ciclabili pop-up per “tappare i buchi” nella rete ciclabile. L’uso della bici, inoltre, è salito del 10% rispetto ai livelli pre-pandemici. Nella città spagnola dovrebbero essere costruite o rinnovate 160 chilometri di piste ciclabili, aumentando la rete a oltre 300 km entro il 2024. A Parigi, dalla primavera del 2020, si stima che le biciclette siano cresciute del 70%. Non solo. Quasi 50 km di “coronapiste” temporanee installate all’inizio della crisi saranno rese permanenti, con ulteriori aggiunte. E così è andata per molte altre città europee.

La conferma di questo trend in favore della mobilità sostenibile arriverebbe anche da un sondaggio europeo. E’ stato realizzato, lo scorso maggio, su oltre 7 mila persone abitanti in 21 grandi città. In sei Stati del vecchio continente. Dai risultati dell’analisi emerge che quasi due persone su tre (il 64%) non vuole tornare ai livelli di inquinamento pre-pandemia, avendo percepito un sensibile miglioramento della qualità dell’aria.

Il 68% delle persone che hanno partecipato al sondaggio chiede più tutela dall’inquinamento dell’aria, anche se ciò implica impedire alle auto inquinanti di entrare nei centri cittadini. Il 21% – uno su cinque – ha intenzione di andare di più in bici. Uno su tre – il 35% – di camminare di più, anche dopo il lockdown. Il 54% tornerà ad usare i mezzi pubblici, se saranno prese sufficienti misure contro il contagio. Il 27%, invece, lo farà a prescindere del rischio di contagio. Il post covid sarà dunque, finalmente, un’epoca in cui le città saranno invase da bici e mezzi pubblici non inquinanti, al posto delle auto?