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Le colonnine elettriche del desiderio

Inaugurato a Roma un punto di ricarica ultrafast per veicoli elettrici ma, salvo cinque Paesi (l’Italia non è tra questi) l’Europa è in ritardo

Più o meno negli stessi giorni in cui Enel X inaugurava, in collaborazione con Volkswagen Italia, la prima area romana per la ricarica ultrafast dei veicoli elettrici, il ministro della Transizione energetica Roberto Cingolani annunciava davanti alle Commissioni congiunte di Senato e Camera che arriveranno 90 milioni per incentivare lo sviluppo della rete di ricarica per i veicoli elettrici. Decisamente indispensabili se si vuole incentivare la mobilità elettrica.

Il progetto cofinanziato da Bruxelles

Le quattro colonnine High Power Charger presso l’Enel X Store di Corso Francia a Roma, permettono la ricarica contemporanea di altrettanti veicoli (fino a 350 kW per auto). Le auto elettriche in grado di reggere simili potenze possono fare il pieno in una ventina di minuti. Le colonnine installate a Roma si inseriscono nel progetto Ceuc (Central European Ultra Charging), cofinanziato dalla Commissione europea nell’ambito della call Connecting Europe Facility Transport 2017, che prevede la costruzione di 118 stazioni di ricarica rapida. Le 118 stazioni HPC saranno installate entro fine 2020 in sette Paesi dell’Ue nell’Europa centrale e orientale (Austria, Repubblica Ceca, Italia, Ungheria, Romania, Bulgaria e Slovacchia).

Anche se il 2020 è stato una svolta per il mercato delle vetture elettriche – la flotta europea elettrica ha raggiunto l’11% del mercato nel 2020, rispetto al 3,6% del 2019 – i ritardi nell’installazione di colonnine di ricarica per veicoli elettrici rischiano di frenare la mobilità elettrica. Uno studio dell’Osservatorio europeo sui carburanti alternativi (European Alternative Fuels Observatory) ha censito i punti di ricarica europei presenti a fine 2020 e ha contato poco meno di 287.000 punti di ricarica pubblici, numero quattro volte superiore rispetto al 2015 (allora erano 67.000).

Cinque paesi all’avanguardia

Il dato negativo riguarda l’uniformità territoriale della distribuzione: ben il 73% di tutti i punti di ricarica censiti si trova in solamente cinque Paesi rispetto ai trentadue esaminati: in cima alla classifica troviamo i Paesi Bassi con 66.400 punti di ricarica pubblici, seguiti da Francia (poco più di 46.000), Germania (circa 44.500), Regno Unito (circa 33.300) e Norvegia (poco più di 18.500). Considerando solo i 27 Stati membri dell’Ue, l’80% di tutti i 226.000 punti di ricarica pubblici si trovano nei Paesi Bassi, Francia, Germania, Italia e Svezia.

Un milione di colonnine al 2025

L’obiettivo è quello di arrivare a un milione di punti di ricarica pubblici entro il 2025 e ad oggi siamo appena al 23%. Considerando invece il numero di punti di ricarica in rapporto alla superficie e alla presenza di auto elettriche, Eafo calcola 13 punti di ricarica pubblici per 100 km quadrati per l’intera Europa. La Germania è relativamente vicina alla media con 12 punti di ricarica ogni 100 km/q, ma sono i Paesi Bassi a presentare il valore migliore (160 per 100 km/q), seguiti da Liechtenstein e Lussemburgo (44 e 41 per 100 km/q); in fondo alla classifica, Bulgaria, Croazia, Cipro, Estonia, Grecia, Lettonia, Lituania e Slovacchia, con meno di due punti di ricarica ogni 100 km/q.

Infine, la diffusione delle vetture elettriche: la maggior parte delle auto BEV (Battery Electric Vehicle) e PHEV (Plug-in Hybrid Electric Vehicle) in Europa si concentra in Germania (quasi 600.000), Norvegia (poco più di 450.000), Regno Unito (poco meno di 450.000), Francia (quasi 410.000) e Paesi Bassi (poco meno di 280.000); questo quintetto raggruppa il 70% di tutte le auto elettriche.

Segnali incoraggianti dal mercato Italia

Un qualche segnale incoraggiante viene dal mercato auto di febbraio in Italia. Riparte la rincorsa delle “auto alla spina” (PEV) che sono la somma delle elettriche pure (BEV) e delle ibride plug-in (PHEV): complessivamente si registra +121,1% rispetto a febbraio 2020. E questo sempre a fronte di una flessione globale del 12,35% del mercato auto complessivo, la quale fa sì che l’immatricolato complessivo delle PEV raggiunga il 5,8%, rispetto al 2,3% del corrispondente mese del 2020. Ma ancora una volta le PHEV fanno la parte del leone, poiché aumentano le vendite del 297% (4.858 contro 1.222 immatricolazioni tra febbraio ’21 e febbraio ’20), mentre le BEV passano dalle 2.532 di febbraio 2020 alle 3.442 di febbraio 2021, aumentando del 36%.