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colonnine elettriche

Colonnine elettriche, il blocco della burocrazia

A Roma e Milano decine di colonnine elettriche montate ma senza corrente rimangono spente. Areti: per i nulla osta per l’attivazione servono minimo di tre mesi

A Roma la destra non sa cosa fa la sinistra. Da un lato Acea annuncia il suo ingresso nel business dei servizi di ricarica per la mobilità elettrica su tutto il territorio nazionale, con il lancio dell’App Acea e-mobility, per consentire di ricaricare il proprio veicolo elettrico su oltre 10.000 punti abilitati in Italia. Dall’altro nella capitale decine di colonnine elettriche montate ma senza corrente risultano ancora spente; in attesa dell’allaccio da parte di Areti, società del gruppo Acea che si occupa della gestione della rete elettrica.

Le promesse di Virginia Raggi

Non più di un mese fa la sindaca Virginia Raggi, inaugurando l’Enel Store di Corso Francia, affermava di voler rafforzare “la presenza in città di punti di ricarica elettrica incentivando l’utilizzo di veicoli a emissione zero, un ulteriore tassello che rientra pienamente nel percorso che Roma Capitale ha avviato in tema di mobilità sostenibile, efficientamento energetico e innovazione”. E Acea, coerentemente con le indicazioni dell’azionista di maggioranza, oltre all’ingresso nel business dei servizi di ricarica, sta procedendo con il piano per l’installazione delle prime 150 colonnine sul territorio di Roma entro l’estate, con l’obiettivo, indicato nel Piano Industriale 2020-2024, di installarne 2.200 entro il 2024.

Parole che lasciano il tempo che trovano, se, come riportato dai media, 190 colonnine Enel X in giro per la città sono piantate e montate, pronte ad entrare in servizio, ma da Pietralata a Torrenova, dall’Eur al centro della città, risultano incelofanate con tanto di marchio dell’azienda. Sono mute da mesi, alcune da anni. Ed Enel X ha reagito scrivendo sui sacchi il motivo del fuori servizio: “Presto sarò attiva. Aspetto la connessione di..”. Poi sono spuntati cartelli prestampati completati a pennarello con la data di installazione e, in maiuscolo Areti.

Un chiaro scaricabarile

Areti si difende e, contattata dal quotidiano RomaToday, chiarisce che per quanto riguarda in particolare le colonnine installate da Enel X, oltre la metà di queste è stata già allacciata da Areti alla rete elettrica e risulta attiva. Per i restanti punti di ricarica “è previsto un iter autorizzativo che coinvolge diversi enti istituzionali e che richiede, per i nulla osta propedeutici all’attivazione, un tempo minimo di tre mesi”. Un chiaro scaricabarile delle proprie responsabilità sull’amministrazione capitolina, impantanata nella burocrazia delle autorizzazioni.

Per accorgersi che qualcosa a Roma non funziona, del resto, basta consultare la mappa sulle app dei principali gestori che a Roma localizzano più colonnine di ricarica inattive che disponibili. Solo nella capitale, risultano installati 1.124 punti di ricarica Enel X, collocati in 590 stazioni, 36 delle quali fast in corrente continua e ad alta potenza. Ne funzionano però solo poco più della metà, cioè in tutto 664 che si trovano in 344 stazioni di ricarica (19 di queste fast). All’appello, per il mancato allaccio alla rete elettrica di Areti, mancano 460 punti di ricarica in 246 stazioni, 17 delle quali fast. Il piano infrastrutturale di Enel X prevede l’installazione di 28 mila punti di ricarica entro il 2022, distribuiti in modo capillare in tutta Italia. Al momento quelli già realizzati sono più di 12 mila. L’obiettivo è ancora di là da venire.

Difficoltà anche a Milano

Be Charge, il secondo operatore con oltre 4.000 punti di ricarica installati in tutta Italia, ha depositato al Comune di Roma 250 progetti e ancora aspetta una risposta. Anche a Milano ha giacenti 300 richieste di installazione e alcune decine di colonnine pronte e non ancora allacciate. Tutti progetti che rispondono in tutto e per tutto ai “Regolamenti predefiniti” deliberati dalle rispettive amministrazioni. E sono progetti esecutivi, già costati milioni.

Insomma, nelle due principali città italiane sono centinaia le colonnine già in strada, pronte per essere accese, ma ancora isolate dalla rete elettrica. Isolate solo virtualmente perché i cavi sono fisicamente connessi. Quel che non si riesce ad ottenere è soltanto la carta da bollo che ne autorizzi l’attivazione.

In attesa quasi 4.000 colonnine

Ma non va bene neanche nel resto d’Italia. L’ultimo report di Motus-E sulla rete di ricarica italiana evidenzia che dei 19.324 punti di ricarica in 9.709 stazioni installate a fine dicembre, il 21% risulta ancora in attesa dell’allacciamento alla rete. Quindi sarebbero in attesa di collegamento quasi 4.000 colonnine. Con l’aumento delle auto elettriche circolanti dopo il boom del 2020 e dei primi mesi di quest’anno, il rapporto punti di ricarica-auto elettriche è così balzato da uno su quattro a uno su sette. Eravamo in media europea, siamo tornati sotto media.