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Ripartire dalle città

Le associazioni ambientaliste lanciano un appello al governo (e una petizione su Change.org): il Piano nazionale di ripresa e resilienza punti a “città vivibili”. Mobilità sostenibile, fonti rinnovabili, efficienza energetica e agroecologia le parole-chiave.

“Una città vivibile, lontanissima purtroppo da molte realtà italiane ma possibile grazie ai fondi che arriveranno dall’Unione Europea per il Piano nazionale di ripresa e resilienza”. È questo l’obiettivo di un recente appello promosso dal Kyoto Club e da Transport&Environment e sostenuto da associazioni come Greenpeace, Legambiente, Wwf, Cittadini per l’Aria e molte altre sigle insieme ai giovani di Fridays for Future.

Ma il timore è che, al contrario di quanto si augurano gli ambientalisti, ciò non accada. “Nonostante rappresentino il cuore pulsante dell’Italia, ad oggi le città sono largamente ignorate nel Pnrr sebbene siano i luoghi dove i cittadini stanno pagando il prezzo più alto per le conseguenze della pandemia e dove si gioca in concreto la sfida per una vera e duratura transizione ecologica”, si legge nell’appello.

Il messaggio è stato indirizzato al governo italiano e in particolare al presidente del Consiglio, Mario Draghi e ai ministri Roberto Cingolani, Enrico Giovannini, Stefano Patuanelli, Giancarlo Giorgetti.
Secondo i firmatari del testo, le città italiane sarebbero “allo stremo: negozi, bar e ristoranti chiusi, trasporto pubblico e molte categorie di lavoratori sull’orlo del fallimento, alto contagio e mortalità da Covid. Eppure, le città ospitano la maggioranza della popolazione, sono i centri dell’innovazione culturale, sociale, economica e tecnologica del Paese. Insomma, la sfida per un futuro sostenibile si vince, o si perde, in città”.
Di qui, la richiesta all’esecutivo. “I fondi europei vadano anche a beneficio della vita quotidiana e dei territori dei cittadini, dove la vita di tutti i giorni è stata sconvolta dalla pandemia di Covid-19”.

I contenuti dell’appello

Quattro in particolare i punti su cui vertono le proposte dell’appello: la mobilità sostenibile, le fonti rinnovabili, l’efficienza energetica e l’agroecologia.

Per quanto riguarda la mobilità,“i fondi del Pnrr devono finanziare (direttamente o indirettamente): infrastrutture ciclabili sicure, urbane ed extraurbane, interventi per l’intermodalità bici-trasporto pubblico, la riqualificazione dello spazio pubblico a favore di spazi pedonali, ciclabili e verde urbano e a beneficio dell’uso pubblico (giardini, piazze, aree giochi, bar e ristoranti sicuri e all’aperto), realizzando infrastrutture per la mobilità dolce intese anche come corridoi drenanti, ecologici e di mitigazione ambientale; il potenziamento del trasporto rapido di massa (bus elettrici, tram, metro) e dei treni metropolitani, extraurbani e regionali. Puntare inoltre a un pendolarismo efficace e confortevole, e che incentivi un turismo sostenibile a valorizzazione di tutte le città italiane. Si chiede una riduzione delle auto private e che la flotta passeggeri e merci (pubblica e privata) sia sostituita con mezzi elettrici silenziosi e confortevoli, rispettosi della città e dei suoi abitanti. Inoltre, si punta alla realizzazione di un’infrastruttura nazionale di ricarica elettrica”.

In materia di fonti rinnovabili “si chiede di installare almeno 6.000 MW di rinnovabili elettriche l’anno, con interventi attenti a minimizzare il consumo del suolo, con una riforma che velocizzi le autorizzazioni e provvedendo alle necessarie modifiche potenziando la rete di distribuzione e il sistema degli accumuli”.

Le associazioni auspicano poi “programmi significativi di efficientamento degli edifici pubblici a partire dalle scuole e nell’edilizia residenziale. In riferimento all’edilizia privata, i piani di spesa devono essere vincolati ad obiettivi minimi di efficienza”.

Infine, a proposito di agricoltura, occorre “incentivare la transizione ad un modello agricolo che non alteri il clima, che valorizzi le risorse locali e biologiche e il capitale naturale, proteggendo la biodiversità. Chiediamo la promozione di stili alimentari a base vegetale e di disincentivare invece l’importazione di prodotti responsabili di deforestazione. L’Italia deve quindi porsi obiettivi più ambiziosi di quelli della Politica agricola comune europea”.

La petizione

Su Change.org è stata anche lanciata una petizione sui temi dell’appello, intitolata “I miliardi dell’Europa alle città ferite e non alle lobby inquinanti”. L’obiettivo è “mandare un segnale forte al governo al fine di ricostruire, grazie ai fondi dell’Europa, un’Italia per le prossime generazioni”.

L’appello è promosso da Kyoto Club e Transport & Environment Italia. Ed è sottoscritto da: Fridays For Future Italy, Legambiente, Cittadini per l’Aria, Greenpeace Italia, WWF Italia, Lega Anti Vivisezione, Federazione Italiana Ambiente Bici, Rinascimento Green, Bike Italia, Sbilanciamoci, Associazione Comuni Virtuosi, Cittàslow, Touring Club Italia, Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio, Sindaci della Bici,  Osservatorio Bikeconomy, Rete dei Comuni Sostenibili, Urban@it.