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Il Pnrr va migliorato: occorre creare un’infrastruttura green

Può nascere un nuovo mercato: dagli autobus e veicoli elettrici agli elettrolizzatori per produrre idrogeno verde

Di Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club

Nei giorni scorsi il Guardian ha pubblicato un articolo dal titolo “L’energia solare pazzescamente a buon mercato sta scioccando il mondo”. Nel testo si ricorda come per tanti anni le previsioni sull’evoluzione del mercato fotovoltaico siano state sbagliate per la costante sottovalutazione del potenziale di crescita.

Questo è il contesto in cui si inserisce il Pnrr, Piano nazionale di ripresa e resilienza. È un piano adeguato? Riuscirà a raggiungere gli obiettivi che l’Europa si è data? Sulle fonti rinnovabili curiosamente non c’è un target. Mentre il nuovo obiettivo di riduzione delle emissioni serra è fissato al 51%. Riusciremo a raggiungerlo? Abbiamo strumenti adeguati?

I dubbi sono molti. Ad esempio i 4,2 GW da nuovi impianti di fonti energetiche rinnovabili previsti come intervento pubblico sono notevolmente al di sotto dell’obiettivo. Certo, viene messa in campo una cifra – modesta – per le comunità energetiche per i piccoli Comuni e per l’agrovoltaico: soluzioni importanti. Così come è importante l’attenzione all’eolico off shore, pure se in scala troppo ridotta, e la sottolineatura dell’urgenza della semplificazione delle procedure e della burocrazia.

Ma il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, in un’intervista ha dichiarato che l’Italia deve arrivare al 72% di rinnovabili sulla quota elettrica. Oggi siamo al 34: vuol dire che il cammino è lungo e bisogna attrezzarsi. Anche perché una bella percentuale della quota attuale di rinnovabili oggi è data dall’idroelettrico, che ha possibilità di crescita estremamente ridotte e potrebbe anzi essere influenzato negativamente dall’evoluzione della crisi climatica.

Dunque c’è un deficit di percorso. Bisogna aggiungere una parte del programma di rilancio che ancora manca. Ad esempio sulla mobilità elettrica gli obiettivi indicati sono insufficienti. E il taglio di oltre 3 miliardi e mezzo di euro all’efficienza energetica a danno dell’edilizia pubblica è un errore perché si tratta di un tipo di interventi energetici in cui, per esperienza, sappiamo che le ricadute sono decisamente superiori agli investimenti.

Tuttavia queste mancanze possono essere colmate. Si potrà porre rimedio se si investirà con decisione e lungimiranza nell’infrastruttura verde di cui c’è evidente bisogno. Cioè autobus elettrici, elettrolizzatori per produrre idrogeno verde, veicoli elettrici per il trasporto merci urbano. Bisogna stimolare la crescita di un’industria green in grado di fare da supporto al rilancio. Si tratta di produrre batterie, elettrolizzatori, veicoli elettrici, componenti del green building avanzato. Insomma ci vuole una politica industriale: è questa la principale carenza che abbiamo di fronte.

Ad esempio una decina di Paesi europei ha già fissato una data oltre la quale non si potranno più vendere auto a benzina e diesel. Si tratta di un range temporale che va dal 2025 al 2040. Se l’Italia si aggiungesse a questo gruppo darebbe un’indicazione chiara alle imprese che avrebbero la possibilità di pianificare la crescita avendo a disposizione un orizzonte ampio.