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Energia

Energia dalle acque di scarico

Acqua pulita ed elettricità dalla tecnologia messa a punto dai ricercatori della Washington University di St. Louis

Complessivamente nel mondo – secondo dati Onu – oltre l’80% delle acque di scarico sono rilasciate nell’ambiente senza subire un adeguato trattamento. Il che genera problemi di inquinamento ambientale e di fatto spreca una risorsa preziosa. Tra le ragioni il fatto che ricavare dalle acque reflue acqua pulita riutilizzabile è un processo che comporta l’utilizzo di una gran quantità di energia elettrica ed è quindi molto costoso. Solo negli Usa – per avere un’idea – consuma dal 3% al 5% dell’energia elettrica e genera il 3% delle emissioni di gas serra

Ridurre i consumi energetici legati al trattamento delle acque è un obiettivo sul quale la ricerca si sta concentrando da anni. Per farlo è essenziale un cambio di prospettiva in ottica circolare: guardare alle acque di scarico non come un rifiuto da trattare ma consideri le risorse che contiene. E’ quello che hanno fatto i ricercatori del Dipartimento di Ingegneria Energetica, Ambientale e Chimica alla Washington University di St. Louis che si sono concentrati sui materiali organici. 

L’idea alla base di questa tecnologia è mettere al lavoro i batteri contenuti nelle acque di scarico ottenendo così acqua pulita e producendo al tempo stesso energia elettrica. In pratica la tecnologia sviluppata dal laboratorio della Washington University – i cui primi risultati sono stati pubblicati su Environmental Science – ha combinato due processi di filtraggio e produzione di energia. Gli studiosi hanno realizzato una cella a combustibile in cui l’anodo – una membrana in carbonio – fa da filtro.  Quando le acque reflue sono pompate nell’anodo i batteri “mangiano” i materiali organici rilasciando elettroni.

Complessivamente – si legge nello studio – questa tecnologia permette di filtrare dall’80 al 90% dei materiali organici. Il che lascia l’acqua sufficientemente pulita da essere rilasciata in natura o ulteriormente trattata per usi non potabili come l’irrigazione. Ma soprattutto consente di dimezzare i consumi elettrici del trattamento, se non di più. In prospettiva il processo potrebbe diventare neutro dal punto di vista energetico.