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mobilità urbana

Cagliari: solo bus e filobus elettrici entro il 2033

Verranno investiti 156 milioni di euro per sostituire l’intera flotta di mezzi pubblici

Nelle strade di Cagliari circoleranno solo bus e filobus elettrici. Ci vorranno poco più di 10 anni ma l’obiettivo della Ctm – azienda di trasporto pubblico dell’area di Cagliari – è di sostituire completamente il parco mezzi. Entro il 2033, 294 veicoli elettrici a zero emissioni prenderanno il posto di quelli a combustibili fossili con una spesa di 156,3 milioni di euro.

Un piano reso possibile anche dal sostegno della Città metropolitana di Cagliari che investirà 30 milioni di euro provenienti dal ministero dei Trasporti e dal Comune di Cagliari che erogherà 7,2 milioni di euro sempre da fondi Mit a cui si aggiungeranno altri 30 milioni richiesti sul Recovery Fund.

“ll futuro di Ctm e del trasporto pubblico di Cagliari è elettrico”, ha dichiarato Roberto Porrà, presidente del Ctm. “Nonostante le difficoltà affrontate con grande impegno dall’azienda e da tutto il personale durante la pandemia, abbiamo chiesto un’ulteriore accelerazione strategica che guardasse non al presente ma al futuro”.

Il rinnovo dei mezzi è già iniziato con i primi bus elettrici impiegati nei quartieri storici e sulle linee verso il mare. Una rete di trasporti all’avanguardia che oltre ai bus elettrici prevede anche un sistema di infomobilità avanzato in grado tra l’altro di maggiore accessibilità per tutti i passeggeri, compresi quelli con disabilità.

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Cagliari insieme a Bergamo, Milano e Torino è una delle quattro città italiane – tra l’altro l’unica non al nord del Paese – che puntano ad avere un trasporto pubblico locale a emissioni zero entro i prossimi dieci anni. In questo settore l’Italia è parecchio indietro e l’entità degli investimenti complessivamente previsti non fa ben sperare. Secondo un rapporto di qualche mese fa di Transport & Environment, nel nostro Paese solo il 5,4% dei nuovi bus entrati in servizio nel 2019 sono a idrogeno o elettrici, posizionando l’Italia davanti solo a Grecia, Svizzera, Irlanda e Austria.

Un dato – nota il rapporto – ancora più preoccupante se si considera che il nostro Paese è uno tra i principali acquirenti di autobus in Europa. Polonia, Germania, Regno Unito, Spagna, Francia e Italia comprano circa il 70% dei bus urbani europei. La mancata conversione a una mobilità più sostenibile rallenta la diffusione di bus a emissioni zero dell’intero continente, con un impatto altissimo per l’ambiente.

Il Covid ha ulteriormente rallentato il processo. “Nel primo semestre del 2020 l’Italia ha messo in strada solo 170 nuovi bus, contro i 363 del primo semestre 2019. Registrando così un calo del 53% e diminuendo gli acquisti in un momento in cui avere più mezzi era necessario per garantire il distanziamento”, ha dichiarato Andrea Poggio, responsabile mobilità sostenibile di Legambiente. “Inoltre in seguito all’emergenza pandemica sono stati estesi i contributi pubblici per l’acquisto di nuovi autobus, anche di quelli a metano o diesel. Con il risultato che compriamo meno autobus puliti dei grandi Paesi europei”.

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A guidare in Europa la classifica di bus a emissioni zero sono Danimarca, Lussemburgo e Paesi Bassi. Con numeri ben diversi dai nostri. Nel 2019 il 78% degli autobus danesi immatricolati era elettrico o a idrogeno, come il 67% di quelli lussemburghesi e il 66% degli olandesi. Anche Svezia, Norvegia e Finlandia sono tra i primi: qui i bus elettrici sono rispettivamente il 26%, il 24% e il 23% degli immatricolati.

Nel frattempo la Polonia annuncia che entro il 2030 tutte le città con popolazione superiore a 100 mila abitanti avranno una rete di trasporti pubblici elettrica, stanziando oltre 290 milioni di euro per sostenere questo obiettivo.