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Ottimismo e impegno: le parole chiave per difendere il pianeta

Un’indagine condotta su 16 Paesi mostra che sta crescendo tra i consumatori la voglia di fare qualcosa per contrastare le emergenze climatiche e ambientali

Nonostante tutto, per quanto riguarda il pianeta e le emergenze climatiche e ambientali c’è ancora ottimismo e voglia di agire. Può essere sintetizzato così l’atteggiamento dei consumatori oggetto dell’ultima ricerca Mintel Sustainability Barometre che ha approfondito scelte e comportamenti dei consumatori in materia di sostenibilità. Coinvolti nel sondaggio 16 Paesi: Brasile, India, Cina, Giappone, Regno Unito, Stati Uniti, Italia, Spagna, Corea del Sud, Australia, Thailandia, Canada, Irlanda, Francia, Polonia e Germania.

Complessivamente oltre la metà degli intervistati (54%) ritiene che ci sia ancora tempo per contrastare le emergenze ambientali e climatiche. Ma soprattutto c’è maggiore consapevolezza: il 51% pensa infatti che il proprio comportamento e le scelte individuali siano indispensabili per raggiungere gli obiettivi.  

I più ottimisti sono risultati i consumatori canadesi (65%), italiani (64%), tedeschi e spagnoli (59%) e britannici (56%). I più pessimisti i giapponesi. Solo il 15% crede che il proprio comportamento possa  fare la differenza e solo il 35% pensa che ci sia ancora tempo per salvare il pianeta.

La maggioranza dei consumatori ritiene responsabili delle varie emergenze climatiche soprattutto le aziende. Per questo gran parte di loro vorrebbe che fosse chiaro l’impatto ambientale dei prodotti in modo da poter fare una scelta di acquisto più consapevole e informata. Secondo le persone intervistate servirebbe un sistema di etichettatura analogo a quello nutrizionale. Ad esempio il 47% delle persone vorrebbe un’etichettatura che mostri l’impatto ambientale in termini di quantità di CO2 emessa durante la produzione. Mentre il 42% vorrebbe informazioni chiare sui litri di acqua utilizzati o la  distanza percorsa durante la distribuzione.

Lo studio inoltre evidenzia come i consumatori siano più propensi a pensare che il loro Paese stia subendo le conseguenze dell’emergenza ambientale. Solo uno  su tre  riconosce la responsabilità del proprio paese. Ad autoassolversi soprattutto gli spagnoli, seguiti dai coreani del sud, dai brasiliani e dagli italiani (uno su 5). Mentre i cittadini  nel Regno Unito (44%), Germania (45%), Stati Uniti (46%) e Canada (51%) sono  i più propensi a credere che la loro nazione fosse colpevole.