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L’inquinamento atmosferico ci toglie due anni di vita

Sviluppato dall’università di Chicago l’Air Quality Life index

L’inquinamento atmosferico è il principale fattore di rischio per la nostra salute. Più del fumo, degli incidenti d’auto o di malattie come l’Aids e la malaria. Nelle regioni del pianeta in cui la qualità dell’aria è più compromessa, l’aspettativa di vita si riduce di oltre sei anni. Mediamente, la speranza di vita della popolazione mondiale è di 2,2 anni più breve rispetto a quella garantita dal rispetto delle linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità sulla qualità dell’aria. Per avere un termine di paragone, il fumo incide per 1,92 anni, l’alcol per 0,77; l’Hiv/Aids per 0,3. Questi dati sono stati resi noti con l’aggiornamento 2021 dell’Air Quality Life index. Si tratta di un rapporto curato dall’Energy policy Institute dell’università di Chicago che ha messo a punto una metodologia per quantificare la riduzione dell’aspettativa di vita causata dall’esposizione all’inquinamento atmosferico.

Il rapporto è accompagnato da una mappa interattiva che consente di cogliere visivamente i Paesi che più risentono dei danni causati dall’inquinamento atmosferico. Particolarmente drammatica la situazione del subcontinente indiano che fa registrare valori ben oltre la media globale. Il Bangledesh è il Paese più inquinato al mondo. In tutti i 64 distretti in cui è suddiviso, si registrano concentrazioni di particolato nell’aria che superano almeno di quattro volte i livelli consigliati dall’Oms. La perdita media dell’aspettativa di vita è di 6,7 anni, ma nell’area di Dhaka (la capitale) e Khulna il “taglio” arriva a 8 anni. Malissimo anche l’India: “Un quarto della popolazione indiana – si legge nella scheda relativa al gigante asiatico – è esposta a livelli di inquinamento mai visti in nessun altro Paese. Nel nord 248 milioni di residenti rischiano di perdere più di 8 anni di aspettativa di vita se i livelli di inquinamento persistono”.

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Discorso a parte merita la Cina, un Paese emblema delle contraddizioni che dobbiamo sciogliere se vogliamo imboccare con determinazione la strada della transizione ecologica. Pechino ha infatti intrapreso nel 2014 quella che il report definisce una “riuscita guerra all’inquinamento atmosferico”. Oggi la Cina è il decimo Paese più inquinato al mondo. Ma per ben due decadi è stata stabilmente tra i primi cinque. Complessivamente, l’impatto dello smog sull’aspettativa di vita è di poco oltre la media globale: 2,7 anni contro 2,2. Ma in questi anni l’inquinamento è calato mediamente del 28%. Continuando così, i cittadini e le cittadine cinesi possono sperare di guadagnare 1,4 anni di vita in più. Ma il rispetto degli standard Oms potrebbe portare un beneficio ben più considerevole nelle province di Hebei e Henan, dove, con gli attuali livelli di inquinamento, la popolazione perde 4,5 anni di aspettativa di vita. Sono infatti le aree dove è concentrata la produzione di acciaio e soprattutto carbone.

Carbone, principale colpevole

Il carbone è il principale colpevole dell’inquinamento atmosferico. Combustibile fossile che la Cina – e qui sta l’evidente contraddizione – per il momento non sembra intenzionata ad abbandonare in tempi sufficientemente rapidi. L’utilizzo del carbone come combustibile è al tempo stesso il principale responsabile dell’immissione di particolati e polveri in atmosfera e della crisi climatica.

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Il 2020 è stato un anno emblematico, sottolineano i ricercatori. Da un lato il blocco delle attività causato dal lockdown ha per breve tempo liberato l’aria delle città più inquinate del pianeta. Dall’altro, l’esacerbarsi di fenomeni estremi come gli incendi ha reso irrespirabile l’aria anche a migliaia di chilometri di distanza. “Durante un anno davvero senza precedenti – ha dichiarato Michael Greenstone, professore dell’Università di Chicago che ha sviluppato l’Air Quality Life Index – è diventato estremamente evidente l’importante ruolo che la politica ha svolto e potrebbe svolgere nella riduzione dei combustibili fossili che contribuiscono sia all’inquinamento dell’aria su scala locale che al cambiamento climatico”. E ancora: “L’inquinamento atmosferico è la più grande minaccia esterna alla salute umana sul pianeta, e questo non è ampiamente riconosciuto, o non è riconosciuto con la forza e il vigore che ci si potrebbe aspettare”.