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Il digitale per far fare un salto alla mobilità condivisa

Al via il progetto, previsto nel Pnrr, di una piattaforma dove programmare gli spostamenti, soprattutto nei centri urbani, utilizzando l’opzione più conveniente ed economica.

Il digitale nel settore della mobilità sta rivoluzionando i modelli di business e, di conseguenza, il modo di utilizzare i trasporti pubblici e privati. Come? Combinando il ride sharing, il trasporto pubblico, il bike sharing e altri servizi di mobilità condivisa. Grazie a una piattaforma dove programmare gli spostamenti, soprattutto nei centri urbani, utilizzando l’opzione più conveniente ed economica.

Con la pubblicazione online di un Avviso pubblico rivolto ai Comuni delle 13 città metropolitane, ammesse a seguito della manifestazione di interesse conclusa il 29 ottobre scorso, è partita la seconda fase del progetto Mobility as a Service. L’obiettivo è individuare tre progetti pilota, di cui uno al Sud, da realizzare in altrettante città metropolitane tecnologicamente avanzate (città “leader”). Sperimenteranno così la nuova mobilità di trasporto integrato prevista ne Piano nazione di ripresa e resilienza.

Per questi progetti soluzioni sono stati stanziati nel Pnrr oltre 40 milioni di euro. Serviranno per sviluppare sistemi destinati ad integrare i dati della mobilità con quelli dei servizi e del trasporto pubblico, attraverso applicazioni dedicate. I Comuni, le cui proposte verranno selezionate, dovranno dare avvio alle attività progettuali entro maggio 2022. L’obiettivo è rendere pienamente operative le sperimentazioni nei rispettivi territori entro e non oltre ottobre 2023.

La sigla MaaS (Mobility as a service) descrive un nuovo modo di spostarsi che, al concetto di proprietà personale del mezzo, sostituisce il concetto di mobilità condivisa intesa come servizio di cui usufruire a seconda delle necessità. Questo concetto nasce per essere applicato soprattutto nelle grandi città. La congestione del traffico e i livelli di inquinamento atmosferico e ambientale hanno raggiunto il livello di guardia.

La tecnologia svolge un ruolo fondamentale nel rendere possibile la diffusione di questo business. La cui caratteristica principale è la possibilità per il cittadino di scegliere il mezzo di trasporto più idoneo in base al tragitto da compiere. Passando dall’auto al treno, fino ad arrivare ad autobus, tram, scooter e biciclette.

In prospettiva, infatti, l’utente attraverso un’unica applicazione avrà a disposizione sul proprio smartphone un servizio che gli consentirà di pianificare il viaggio e di scegliere quale mezzo di trasporto utilizzare per ciascun tragitto da compiere. Pagando per il singolo viaggio oppure usufruendo di abbonamenti mensili o di tariffe unificate per più mezzi di trasporto differenti. Ovviamente per la riuscita del programma è indispensabile il collegamento tra servizi di trasporto pubblici (come autobus, tram e treni) e servizi privati come il car sharing, il bike sharing o i noleggio di auto.

Le piattaforme più evolute, dovranno poi essere in grado di mostrare all’utente le diverse opzioni di viaggio con relativi prezzi e tempi di percorrenza. Per consentirgli di scegliere la soluzione migliore a seconda delle proprie esigenze. Una volta pianificato il viaggio, la naturale evoluzione del servizio sta nel consentire all’utente di prenotare il mezzo di trasporto direttamente in App (taxi, car sharing, scooter, treno) per avere la certezza di arrivare a destinazione nei modi e nei tempi previsti senza perdite di tempo inutili.

Nel lungo termine, in un’ottica di mobilità sempre più condivisa e sostenibile, il Mobility as a Service dovrebbe consentire anche il roaming. Un’unica applicazione utilizzabile dall’utente per muoversi in città diverse senza doversi ogni volta iscrivere a servizi differenti.

In Europa, lo Stato che ha fatto più passi in avanti verso il concetto di mobilità come servizio è la Finlandia, dove sono già presenti casi pilota di MaaS. In Italia, invece, la città che più di tutte ha creduto nella mobilità condivisa e sostenibile è Milano.

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