riforestazione urbana

Fare entrare le foreste nelle città

Aiapp: creare intorno alle aree urbane una zona cuscinetto verde di almeno 3 ettari 

Creare intorno alle città “aree cuscinetto” di almeno tre ettari in cui realizzare interventi secondo precise tecniche di forestazione.  E’ uno dei suggerimenti emersi dal convegno organizzato lo scorso 9 dicembre dall’Associazione italiana architetti paesaggisti – Aiapp “Alberi: Come, Cosa, Dove, Quando e Perché. Punti di vista sulla forestazione urbana”. 

Le città rappresentano l’85% del PIL mondiale e sono responsabili del  71-76% delle emissioni di gas serra legate all’energia. Dati che spiegano perché nella lotta ai cambiamenti climatici e per la riduzione delle emissioni occorre partire dalle aree urbane.

Fare entrare le foreste in città è essenziale affinché le aree urbane possano guidare i processi di transizione ecologica. Per farlo però occorre superare l’erronea convinzione che gli alberi sono tutti uguali. Gli alberi, infatti, non solo hanno un ruolo chiave nel contrasto ai cambiamenti climatici ma – tanto più nelle aree urbane – sono fondamentali per ridurre l’inquinamento atmosferico, abbassare la temperatura, bonificare il suolo e rappresentano elementi identificativi del paesaggio che abitiamo.

“Per questo è importante quando si piantano gli alberi adottare principi di progettazione paesaggistica. Ad esempio rispettando rapporti volumetrico-spaziali, visto che si tratta di interventi che fra 20 anni incideranno nella percezione paesaggistica dei luoghi”, ha afferma Maria Cristina Tullio, presidente Aiapp. 

Se ormai quasi ogni giorno si annuncia l’impianto di alberi, sono molti i nodi da sciogliere per raggiungere i risultati fissati. Per esempio: ci sono gli spazi sufficienti dove ospitarli? Ma soprattutto: le realtà produttive vivaistiche sono in grado di fornire le piante necessarie? Dopo quanto tempo queste piante daranno i primi benefici? E quali le sfide che le amministrazioni si troveranno ad affrontare nella gestione del verde urbano?  

“La cultura del Novecento ha introdotto nei piani urbanistici il concetto di ‘verde pro capite’, ma nella forsennata crescita speculativa delle aree urbane abbiamo dimenticato che non basta garantire un numero di metri quadrati di verde per abitante. Affinché riescano a svolgere un servizio ecosistemico, questi ritagli di vegetazione devono essere connessi fra di loro, confrontarsi compositivamente col disegno urbano e volumetricamente con gli edifici e il contesto storico e paesaggistico in cui sono previsti creando architettura del paesaggio”, continua Maria Cristina Tullio

Se dunque è importante che si torni a parlare di alberi da piantare in città, occorre smettere di pensarli come soli impianti forestali necessari per produrre ossigeno, catturare CO2 e aumentare la biodiversità. Il rischio in questo modo è perdere l’occasione di ottenere anche altri importanti benefici come quello di ripristinare il metabolismo urbano fondamentale per la salute e il benessere degli abitanti. 

Non solo. L’Università Bocconi ha provato a calcolare il valore del verde per metro quadro in termini di produzione di cibo, sequestro di carbonio, regolazione del clima e del ciclo idrico, risparmio energetico, riduzione del rumore, capacità di attrarre turismo, benefici psicologici. Mettendo insieme tutte queste componenti viene fuori che: una foresta urbana vale dai 53 agli 87 euro per metro quadrato per anno, un parco cittadino da 13 a 18 euro all’anno per metro quadrato, un metro quadrato di tetto verde dai 16 ai 28 euro l’anno, un metro quadrato di orto urbano da 11 a 20 euro l’anno.

inquinamento

Italia condannata per smog

La Corte europea di giustizia conferma: non prendiamo sul serio il problema dell’inquinamento atmosferico

Energia Rinnovabile

Più rinnovabili, meno dipendenza dal gas russo

Aie: l’energia rinnovabile è destinata a battere un altro record nel 2022, nonostante le difficoltà dovute all’aumento dei costi e ai colli di bottiglia nella catena di approvvigionamento