politiche ambientali

Elettricità, nella Ue i fossili riconquistano il primato

Con la ripresa dell’attività economica nel 2001 i combustibili fossili come petrolio, gas e carbone sono tornati a essere la fonte principale nell’Ue. Crescono nucleare e fotovoltaico, giù eolico e idro.

Grazie al gas, che ha registrato il consumo più alto degli ultimi dieci anni, nel 2021 i combustibili fossili hanno superato di un soffio le rinnovabili per diventare la più importante fonte di produzione di energia elettrica dell’Unione europea. Lo ha comunicato l’ufficio statistico della Ue, Eurostat, rilevando che dopo un lungo periodo di blocchi nazionali e misure restrittive introdotte per frenare la diffusione della pandemia nel 2020, il 2021 ha visto un rimbalzo dell’attività economica in molti Paesi europei, con un impatto sul consumo di energia. La fornitura totale di elettricità nell’Ue è aumentata del 4,2% rispetto al 2020, con dati preliminari che indicano un ritorno ai combustibili fossili come fonte principale. La generazione da fossili ha contribuito al fabbisogno elettrico con 1.078 TWh, le rinnovabili con 1.069 TWh.

Sul versante delle rinnovabili, i dati preliminari 2021 mostrano i maggiori incrementi dell’elettricità prodotta da energia solare (+13%), seguita dai biocombustibili solidi (+9,6%). Per contro, a causa delle condizioni meteorologiche sfavorevoli, è diminuita la produzione elettrica da idroelettrico ed eolico (-1,2% e -3% rispettivamente). 

Parallelamente, nel 2021 è aumentata notevolmente la produzione di elettricità da alcuni combustibili fossili solidi: altri carboni bituminosi (+25,6%) e lignite (+16,2%).  Rispetto al 2020, la produzione delle centrali nucleari è aumentata del 7,0%. 

A livello di singoli vettori energetici (combustibili), nel 2021 i maggiori contributori al sistema di generazione elettrica dell’Ue sono stati il ​​nucleare con 731 TWh, il gas con 550 TWh, l’eolico con 386 TWh, l’idroelettrico con 370 TWh, la lignite con 227 TWh, altro carbone bituminoso con 193 TWh e solare con 163 TWh. 

Nel 2021 il consumo di carbone (lignite e carbon fossile) è aumentato ma è rimasto al di sotto dei livelli del 2019 e al secondo punto più basso dal 1990, il che indica un continuo calo a seguito degli effetti della pandemia combinati con quelli delle politiche di uscita dal carbone. Rispetto al 2020, i dati provvisori del 2021 mostrano incrementi del 14,7% per il carbon fossile e del 12,8% per la lignite, ma rispetto al 2019 i consumi sono diminuiti rispettivamente del 7,2% e del 9,5%. 

Pur con i prezzi del gas alle stelle, in particolare nella seconda metà del 2021, il consumo è stato il più alto registrato negli ultimi dieci anni nell’Ue, raggiungendo i 15,8 milioni di terajoule (TJ), circa 550 miliardi di mc, con un aumento del 3,9% rispetto al 2020. Per quanto concerne i consumi finali, il gas viene prevalentemente utilizzato nel settore residenziale (31%), per gli usi produttivi industriali (29%) e per la generazione termoelettrica (19%). Il 13 % della domanda finale proviene dal settore dei servizi mentre decisamente più contenuti sono i consumi ascrivibili al settore dei trasporti e a quello agricolo. I consumi non energetici, in cui il gas viene utilizzato per la produzione di prodotti chimici, ammontano al 6% del totale.

Le importazioni nette di gas naturale hanno rappresentato l’86,4% del consumo interno nell’Ue nel 2021, registrando un aumento del 4% rispetto al 2020. Nel 2021, solo 1,7 milioni di TJ di gas naturale provenivano dalla produzione interna, con un calo dell’8,7% rispetto al precedente anno. Inoltre lo stoccaggio di gas naturale nel 2020 e nel 2021 ha registrato i livelli più bassi dal 1990.

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