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La mobilità insostenibile dell’Italia

Il poco invidiabile primato italiano: è di quaranta milioni di autovetture il parco auto nazionale a fine 2021. Un convegno a più voci di Ispra, Aci e Asstra

Quaranta milioni di autovetture: è la quota record raggiunta dal parco auto nazionale a fine 2021 in Italia. Il poco invidiabile primato italiano che rende la mobilità insostenibile non solo dal punto di vista ambientale (CO2 e inquinanti), ma anche dal punto di vista dell’inquinamento acustico e dell’inquinamento volumetrico. Basti pensare che lungo le strade italiane ci sono 672 auto e in totale 897 veicoli ogni mille abitanti.

L’età media delle auto in circolazione è di 12 anni e 2 mesi e le vetture ante euro 5 sono il 53% circa, ovvero 21 milioni di unità hanno più di 14 anni. Vista anche la situazione non brillante del trasporto pubblico locale, evidentemente in Italia si continua a percepire l’auto come un bene irrinunciabile, che rappresenta sempre la prima scelta per gli spostamenti casa/scuola o casa/lavoro.

E’ stata l’Ispra a presentare, nel convegno “La mobilità sostenibile nelle aree urbane. La situazione attuale e le prospettive future”, una serie di indicazioni per attenuare le conseguenze negative – aumento delle emissioni di gas inquinanti e climalteranti e di polveri sottili, incidentalità, inquinamento acustico – dovute all’uso intensivo dell’auto per gli spostamenti.

La frazione della popolazione europea esposta a livelli di inquinati superiori ai limiti vigenti è del 34% per l’ozono (O3) e del 4% per il biossido di azoto (NO2). Se però si considerano i limiti imposti dall’Oms, notoriamente più stringenti di quelli europei, le medesime percentuali schizzano al 94% per l’esposizione a NO2 e al 99% per l’O3. Nel 2019, l’Agenzia europea dell’ambiente ha attribuito 307.000 morti premature all’esposizione di particolato PM 2.5, 40.400 all’esposizione cronica di NO2 e 16.800 all’ozono.

Asstra, l’associazione delle aziende di trasporto pubblico regionale e locale, segnala che l’Italia è prima tra i principali Paesi europei per esternalità negative (traffico, incidenti, emissioni, congestione) generate dai trasporti. Per esempio la quota di trasporto individuale sul traffico totale di passeggeri nelle grandi città italiane è maggiore rispetto ai benchmark europei (es. 67% a Roma vs. 41% a Madrid, 39% a Berlino e 33% a Londra).

Un cambio di passo può venire dal Pnrr che destina investimenti per oltre 8,5 miliardi di euro al trasporto locale più sostenibile con l’acquisto di almeno 3.360 bus a basse emissioni e 53 treni a propulsione elettrica e a idrogeno, e lo sviluppo del trasporto rapido di massa (240 km di metropolitana, tramvie, filovie e funivie) per spostare almeno il 10% del traffico privato verso il sistema di trasporto pubblico. Oltre a destinare 24,77 mld di investimenti sulla rete ferroviaria e 40 mln per progetti pilota nelle Città Metropolitane. Altri 3,8 miliardi sono destinati al rinnovo della flotta bus grazie al Piano strategico nazionale della mobilità sostenibile.

Gli effetti del traffico intenso sull’incidentalità e sui morti in strada restano preoccupanti, tuttavia in Europa si è riusciti a far diminuire i morti sulle strade fino al 2013 e da quell’anno in poi si osserva una certa stazionarietà. I dati del 2020, in forte ribasso, risentono ovviamente della pandemia.

I costi sociali associati agli incidenti stradali hanno raggiunto nel 2021 in Italia 16,4 mld di euro (0,9% del PIL). Sono aumentati gli incidenti in cui sono coinvolti gli utenti deboli: pedoni e ciclisti (monopattini). Nella sua presentazione al convegno, l’Aci ha sostenuto che la transizione verso una mobilità sostenibile deve avvenire in modo socialmente ed economicamente accettabile. Come? Attraverso la convivenza di una pluralità di fonti energetiche: nella nuova mobilità dovranno coesistere i biocarburanti, il biometano, l’elettrico da fonti rinnovabili, l’idrogeno e la stessa CO2.

Secondo l’Aci una mobilità sicura richiede anche una diversa pianificazione delle città, soprattutto delle aree a maggiore congestione e maggior inquinamento, in modo da determinare uno shift modale a favore della mobilità condivisa e collettiva. Vanno create strade locali con limite 30 km/h dove gli utenti deboli possano muoversi su sede protetta. Va limitato lo spazio per la mobilità privata a favore di quella condivisa, collettiva e dolce e rinnovato il parco auto per avere auto meno inquinanti ma anche più sicure.

Ispra invita anche a non sottovalutare l’inquinamento acustico generato dal traffico viario: l’Eea ha stabilito che oltre il 20% della popolazione europea è esposto a livelli di rumore durante il giorno e la notte superiori ai 55 decibel (soglia di segnalazione stabilita dalla direttiva Ue) a causa del traffico stradale.

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