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Brenner to Oslo in 24 ore: rinviata al 2020 causa perturbazione “Mortimer”

Buona volontà, rete efficienti e mezzi in perfetto funzionamento non sono bastati a portare a casa l’impresa. Ci si è dovuti arrendere per il gran numero di lavori sulle autostrade tedesche e il maltempo

DI ANDREA BERTAGLIO

Ci si è provato, ma si è dovuto rinviare il tutto: nonostante la buona volontà, l’entusiasmo, le mille prove per non avere problemi tecnici ed un’infrastruttura di ricarica, c’è da dirlo, decisamente all’altezza delle aspettative, la spedizione Brenner to Oslo 24hrs organizzata dalla Scuderia E di Gianfranco Pizzuto con il supporto di IONITY non si è potuta portare a termine. Non per motivi legati a guasti o a pecche dell’auto elettrica usata (una 500 elettrica), della sua batteria o delle colonnine di ricarica, come temevano i supporter dell’impresa e come forse speravano i detrattori dell’emobility. Ma per motivi ben più banali: una serie infinita di lavori e cantieri nel centro della Germania ed un maltempo che, nel nord dello stesso Paese, ha provocato rallentamenti e disagi tali da rendere vano ogni tentativo di raggiungere Oslo nell’arco di 24 ore.

Eppure la partenza era stata perfetta: dal Brennero alla prima stazione di ricarica, quella di IONITY Köschinger Forst Ost, in Baviera poco a nord di Ingolstadt, i tempi erano stati rispettati al secondo. Un entusiasmo tangibile, quello che ne era scaturito nella prima parte del viaggio. Tanto da permettere all’equipe di superare senza troppi problemi la notte insonne. Certo, in alcune stazioni di ricarica ci si è messo meno, in altre un po’ di più (per non danneggiare la speciale batteria brevettata da Pizzuto si doveva di tanto in tanto diminuire la velocità della ricarica, quindi attendere qualche minuto in più).

Brenner to Oslo, i tempi prevedevano ampio margine…

Avendo ventiquattr’ore per fare un viaggio che virtualmente senza soste sarebbe stato di diciannove dava però ampi margini di manovra. Soprattutto se il ritardo, come appunto nella prima parte della spedizione, era di cinque o dieci minuti. Le ricariche alla Cinquecento elettriche fatte in questo viaggio sono arrivate 90-100 kW (le stazioni IONITY possono arrivare a 350 kW – giocando d’anticipo perché al momento non esistono veicoli elettrici in grado di ricevere una potenza di questo tipo) per un’auto, il “Cinquino” di Fiat appunto, che si potrebbe normalmente ricaricare ad un massimo di 6,6 kW!

E così, già nell’arco di una notte lunga ma relativamente tranquilla, si sono iniziati a trovare cantieri su cantieri. Negli scorsi mesi, durante le prove e le ispezioni del team (e del sottoscritto) il problema dell’eccessivo numero di lavori in corso sulle autostrade tedesche era emerso. Ma mai si sarebbe pensato che potesse portare a tratti di Autobahn completamente chiusi e deviazioni anche di decine di chilometri. Come quelli nella zona intorno a Wolfsburg, dove abbiamo trovato ad accoglierci presso la stazione di ricarica e già sotto la pioggia alcuni membri di Volkswagen (uno degli azionisti di IONITY, joint venture appunto di VW, con Audi e Porsche, BMW, Daimler, Ford Motor Company e Hyundai co-finanziata per il 20% dall’Unione europea): tratti autostrada chiusi al traffico, deviazioni per oltre 50 chilometri nella pittoresca campagna a sud di Hannover e, in un intero pomeriggio, solamente 300 km percorsi attraverso paesini di poche case, boschi con i primi colori d’autunno, pascoli e campi rigogliosi.

L’incognita del maltempo

Il raggiungimento record delle 24 ore dal Brennero ad Oslo, già molto a rischio dopo questi imprevisti, era a quel punto improbabile, ma ancora possibile. Anche in caso contrario si era tutti convinti della necessità di procedere, quasi indifferenti alla pioggia che di chilometro in chilometro aumentava. E così, ignari del fatto che ci si stava buttando più o meno nelle braccia della perturbazione “Mortimer”, che non pochi disagi ha creato in questi giorni sul Mare del Nord e nella Germania nord-occidentale, si è arrivati ad Amburgo. Lì, come sa chi ci vive o chi ci va spesso, il traffico in certi punti è quasi una costante (si è pur sempre nella seconda città tedesca, che tra le altre cose ospita il secondo porto più grande d’Europa) ed il “tappo” di auto trovato sia nel tunnel che passa sotto l’Elba che soprattutto dopo lo stesso si è puntualmente fatto trovare.

Tutto calcolato, o quasi, perché il maltempo, venti molto forti, una pioggia battente ed un asfalto quasi sempre tale da rendere nulla la visibilità in autostrada (si spera vivamente che tutti questi cantieri porteranno la Germania ad avere autostrade con asfalto drenante – e nel 2019 sarebbe anche ora) hanno creato ingorghi e rallentamenti che, nonostante l’aumento della velocità media con l’e500 ovunque possibile ed un ottimismo a tratti ostinato da parte di tutti noi, hanno fatto accumulare altri ritardi ormai irrimediabili nell’ottica di battere il record delle 24 ore.

Che fare, allora? Fermarsi o continuare? Insistere o rinunciare? Giunti ormai al confine danese, e quindi con ancora quasi mille chilometri da fare, Gianfranco Pizzuto, leader della spedizione e in qualche modo responsabile di uomini sempre più stanchi e ormai abbastanza di malumore per tutti questi rallentamenti, ha preso la decisione più triste, ma anche più giusta: “Torniamo indietro, non ha senso continuare, mettendo a rischio la sicurezza di persone motivate, entusiaste, ma con pochi minuti di sonno alle spalle nell’arco dei due giorni precedenti”, ha spiegato in un briefing improvvisato ai tavoli di un bar presso l’ultima stazione di ricarica verso nord in cui ci si è fermati.

E così, con un umore più nero delle pesanti nuvole sopra le nostre teste, si è ritornati ad Amburgo, dove si è cercato un hotel per passare il resto della notte e si sono organizzati (grazie a Mortimer anche a fatica, come nel mio caso) i rispettivi rientri. Gianfranco Pizzuto, che come gli altri membri della spedizione (Frank Plaschka, Alessandro De Guglielmo, Roberto Colonello, Giorgio Adami, Christian Zeni, Daniel Raich ed il sottoscritto) non mancano certo di motivazione, ha già proposto di ripetere la spedizione la prossima primavera. E coì sarà, c’è da esserne certi.

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